Viola, nel 2035

Quel pomeriggio Viola era a casa dei nonni, come succedeva spesso quando sia il papà che la mamma, impegnati con il lavoro, non tornavano a casa per pranzo. A Viola non dispiaceva, dai nonni era coccolata, le piaceva quando il nonno le raccontava storie del passato, della sua mamma quando era bambina, della loro vita di un tempo.

A Viola piaceva confrontare i diversi stili di vita, e le differenze che spesso scaturivano dalle differenze tecnologiche. Una volta il nonno Giò le aveva addirittura raccontato che quando la sua bisnonna era bambina non esisteva la lavatrice e la povera bisnonna doveva lavare tutti i panni a mano. A Viola sembrava una cosa assurda lavare i panni a mano, e non capiva bene perché doveva lavarli sempre la bisnonna, e non il bisnonno! Quando invece erano piccoli il suo papà e la sua mamma c'erano le lavatrici, per fortuna, ma le raccontavano che la nonna doveva stirarli i panni! Che cosa strana stirare... difficile immaginarne il senso! E perché poi dovesse farlo la nonna soltanto era un'altra cosa che non capiva! Eh sì, perché a casa di Viola come in tutte le altre ora c'è un grande elettrodomestico in cui si infilano i panni sporchi e ne escono panni lavati, asciutti, profumati, pronti per essere conservati nei cassetti, dal papà e dalla mamma.

E le piaceva poi che la nonna Della leggesse con lei, i libri belli, quelli di carta, pieni di bellissime illustrazioni, di quando la mamma era bambina. Sì perché era comodissimo che nel suo tablet fossero caricati tutti i libri di scuola in modo da avere uno zainetto leggerissimo, però i libri veri, quelli che lei amava, erano quelli di carta che per fortuna non erano stati del tutto soppiantati dai libri digitali, anche se li possedevano e collezionavano per lo più solo le persone amanti dei libri. E le piaceva anche usare il vecchio giradischi che era a casa dei nonni, per ascoltare i dischi in vinile (specie quelli dei Beatles!), che anche il nonno non usava da decenni, ma che conservava solo come un ricordo di famiglia, come la vecchia macchina da scrivere e il telefono con il filo!

Ma le piaceva anche frugare, quando era a casa dei nonni, perché ogni volta trovava cose nuove, oggetti di cui non conosceva l'esistenza o oggetti attraverso i quali scopriva come era tutto diverso, alcuni decenni prima. Quel pomeriggio Viola aveva scoperto uno scatolone pieno di giornali e poiché i nonni erano andati a riposare, aveva avuto tutto il tempo di sfogliarli. Li trattava con molta cura, ormai i giornali, come i libri di scuola, erano solo digitali e quindi quelli erano dei veri e propri reperti storici, risalenti a una ventina di anni prima. Quello che aveva fra le mani era del 2014, la notizia in prima pagina (la prima pagina nei giornali era un po' come la copertina di un libro) era che una ragazza indiana di nome Malala aveva vinto il premio Nobel per il suo impegno per il diritto all'istruzione delle bambine. In realtà non le era molto chiaro cosa volesse dire, poi l'avrebbe chiesto alla nonna. Continuò a sfogliare il giornale, e ben presto si rese conto che c'erano delle notizie davvero strane: "Il Ministro della Sanità ha appena partorito", poi c'era una foto di una bella signora bruna con la didascalia "Il Presidente della Camera dei Deputati" e ancora, la foto di una signora in camice bianco con la didascalia "Il direttore del CERN” che capì essere un istituto di ricerca.

Non vedeva l'ora che il nonno e la nonna finissero il riposino per chiedere spiegazioni!

- Nonna, negli anni Dieci gli uomini avevano i bambini? E perché queste signore vengono definite come il Presidente e il Direttore?

La nonna le spiegò che gli uomini non hanno mai partorito dei bambini ma che a quel tempo alcune parole non avevano il femminile, poiché erano poche le donne che diventavano ministra o direttrice di un centro importante di ricerca e si continuava a usare il genere maschile. E che purtroppo in molti Paesi le bambine non potevano frequentare le scuole perché si pensava che solo i maschi potessero arrivare ai livelli più alti di studio. Negli ultimi vent'anni tante cose erano cambiate. E il nonno intervenne per ricordare come si arrabbiava Paola, la mamma di Viola, quando, appena laureata in architettura, in tanti si congratulavano con lei perché era diventata un architetto!

E ancora, la nonna le spiegò che quando lei era giovane c'erano molte meno donne a svolgere le professioni più prestigiose o incarichi politici e che le donne subivano tante discriminazioni. Ma lei e tante altre donne anche più grandi di lei da molti decenni si erano impegnate affinché le donne potessero avere le stesse opportunità degli uomini.

E così Viola capì perché era la bisnonna del nonno a dover lavare i panni e la nonna della mamma a stirarli. Pensò anche che era bello che ora tutte le bambine potessero studiare e che il linguaggio prevedesse anche le parole per indicare tutte le professioni, sia al maschile che al femminile perché quando le donne erano indicate con parole al maschile era un po' come se fossero invisibili.

E pensò di essere fortunata, e di dover essere grata alla sua nonna e a tutte le donne che come lei si erano impegnate perché le donne avessero gli stessi diritti degli uomini.

Le sue riflessioni furono interrotte dalla voce del nonno che la chiamava per farle ascoltare ciò che stavano dicendo dal grande schermo del computer collocato in soggiorno. Era un momento storico, perché era appena stata eletta la nuova Presidente della Repubblica italiana e la Presidente del Consiglio si stava congratulando con lei.

Viola vide la nonna che guardava attenta lo schermo del computer e si asciugava una lacrima di commozione.

Racconto di Donatella Caione

Illustrazione di Paola Sorrentino

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