The social dilemma. Ma qual è il dilemma?

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The social dilemma è un film documentario che è uscito il 9 settembre su Netflix, realizzato dal regista Jeff Orlowski. Non è un documentario rivolto a ragazzi e ragazzi ma ai giovani e al pubblico adulto, però pensiamo che possa essere visto insieme, in famiglia o che se ne possa parlare a scuola. E pensiamo che sia molto utile che lo vedano genitori ed insegnanti per comprendere alcuni aspetti dell'uso dei social network che riguardano le giovani generazioni. Ma non solo, è importante che lo vedano anche coloro che non hanno un ruolo educativo.

Il documentario è costruito con interviste a uomini e donne che svolgono o hanno svolto ruoli di primo piano nel costruire i social network. Tali interviste sono intersecate con scene di fiction di una famiglia con tre figli adolescenti e preadolescenti, con brani di animazione e con scene in cui alcune persone impersonano il software dei grandi computer che collezionano i dati dei social network, quasi una personificazione dell'intelligenza artificiale.

I temi che il documentario affronta sono tanti, seppure tutti intersecati tra loro intorno al tema principale cioè quali sono le conseguenze indesiderate dell'essere tutti/e connessi/e tra di noi. Ci aiuta a capire  che vengono messe in atto tecniche di progettazione persuasive che ci tengono incollati/e ai nostri dispositivi e al contempo influenzano in maniera enorme le scelte di voto, le decisioni di acquisto, accrescono odio e pregiudizi portandoci anche a credere a notizie false. In generale aumentano il bipolarismo sui più diversi temi: o si è a favore o si è contro... e i Mi piace tengono il conteggio.

Ci sarebbe da approfondire tutti questi temi e i meccanismi che vengono usati per raggiungere questi obiettivi, ma qui desidero concentrarmi sugli aspetti del documentario che riguardano i/le giovani. Secondo gli autori del documentario i social network prendono il controllo dell’autostima e dell’identità dei bambini e delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze in particolare suggerendo un'Idea di perfezione percepita su cui loro poi costruiscono la loro vita. I social stimolano a perseguire la popolarità ma si tratta di una popolarità fragile che porta a cercarne ancora e ancora. Addirittura si parla di richieste di interventi di chirurga plastica per somigliare alla propria immagine photoshoppata! Inoltre questa ricerca della popolarità genera un incremento di depressione ed ansia. Nel documentario si riportano alcune statistiche su adolescenti americani: dal 2011, anno in cui ha cominciato ad accedere ai social la prima generazione di preadolescenti (cioè quelli nati dal 1996 in poi)  c'è stato un balzo di ricoveri per atti di autolesionismo e purtroppo un numero molte volte maggiore di suicidi, in particolare tra le ragazze. Una generazione più fragile, meno propensa a correre rischi, fra cui per esempio decidere di prendere la patente o avere relazioni sentimentali.

Tralasciando ovviamente poi tanti altri aspetti negativi come il cyberbullismo, il cyberstalking, il revenge porn.

Quando il problema era la troppa tv almeno ci si poneva Il problema della pubblicità invasiva, si arrivò ad ottenere che i programmi per l'infanzia non fossero interrotti... insomma ci fu una regolamentazione. In generale la tv era un nemico che conoscevamo meglio e potevamo combattere meglio.

Che fare? Dare consapevolezza, discutere, spiegare che avere dei Mi piace in più è un successo aleatorio e vano, che da dietro uno schermo è più facile offendere ed essere offesi, che le amicizie vere sono quelle reali, che quando siamo in attesa di una notifica o di un like è perchè c'è qualcosa, dentro i grandi computer dei Social, che ci studia e che sa perfettamente che notifica inviarci o cosa/chi farci vedere sulla nostra home, che sia di Instagram o di Facebook. Accettate le critiche, e fatele ma in modo rispettoso. Non offendete e non sarete offesi/e. Il confronto è giusto e fa crescere ma deve essere sano. Siate voi stesse/i perlomeno come lo siete nella vita reale, negli incontri in presenza fisica, non abbiate paura della disapprovazione. Non demonizziamo invece Internet che ci offre opportinità straordinarie. E lo abbiamo visto durante il lockdown. Come avremmo fatto senza?

Dunque il grande dilemma è questo: possiamo provare ad accedere alla rete, ma soprattutto ai Social, utilizzandoli, senza essere usati? O perlomeno avendo consapevolezza che un po' saremo usati ma che sta a noi fare in modo che sia il meno possibile.

 

Donatella Caione, 20 settembre 2020