Sintonizzarsi con i propri figli per abbattere la distanza

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Nel momento che stiamo affrontando, forse più che in altre situazioni, l’essere genitori diventa per certi aspetti una sfida ancora più complicata e può capitare di sentirsi poco efficaci nel proprio ruolo.

Da poco i ragazzi delle medie e delle superiori sono stati ricatapultati nell’ amatissima e allo stesso tempo, da loro, odiatissima “didattica a distanza”: l’iniziale felicità dei molti nel ritornare a fare lezione “comodi” dalla propria stanza, potendosi magari svegliare un po' più tardi e disattivando la videocamera per farsi qualche partita alla play o semplicemente chattare quando la lezione è poco interessante è stata infatti presto sostituita, come qualche mese fa, dalla difficoltà di concentrazione a seguire le lezioni online, dalla noia della routine domestica, e dalla frustrazione di non potersi trovare con i propri compagni. Questa situazione di ri-adattamento porta i ragazzi ad oscillare tra stati d’animo di noia ed apatia a stati d’animo ben più attivati, come la rabbia, la preoccupazione e l’ansia andando inevitabilmente ad influenzare il contesto di vita familiare e mettendo a dura prova il rapporto genitori figli. 

I genitori possono dunque sperimentare ansie incentrate su se stessi e sul proprio figlio o magari l’incapacità di regolare le proprie emozioni e reazioni in risposta ai comportamenti dei ragazzi e così possono nascere sensi di colpa e di inadeguatezza rispetto al proprio ruolo genitoriale e la paura di non saperli aiutare nella maniera adeguata in un momento storico-culturale in cui l’incertezza e la frustrazione conseguente rischiano di farle da padrone. 

Utilizzando una metafora potremmo dire che quando la propria bottiglietta e’ quasi piena riuscire ad accogliere anche le preoccupazioni e le difficoltà altrui è molto difficile; ebbene si, anche quando si tratta del proprio figlio. 

Prendendo spunto dai principi dell’Analisi Applicata del Comportamento e dell’Acceptance and Commitment Therapy (ACT), approcci sostenuti da solide prove scientifiche nel campo della psicologia clinica ed educativa, questo articolo vuole offrire qualche piccolo spunto per aiutare a notare come, nonostante le difficoltà e gli ostacoli interni presenti anche in un periodo complicato come questo, è sempre possibile per un genitore scegliere azioni che vadano nella direzione di ciò che è per lui importante nel rapporto con il proprio figlio. 

Prendere consapevolezza per scegliere le strategie più funzionali: un manuale di strategie universalmente giuste non esiste, c’è solo ciò che FUNZIONA, in quelmomento, nel rapporto di quelgenitore con quelfiglio in quellafamiglia. Partiamo dal fatto che puoi fare delle cose buone per tuo figlio: ma come puoi individuarle? Nota se ti viene in mente qualcosa che hai fatto recentemente o in passato e che ha funzionato meglio di altro, ricordando che comunque, purtroppo o per fortuna, non tutto dipende da te e che una strategia può funzionare una volta e non funzionare un’altra. Se pensi a questi giorni, nei momenti di difficoltà di tuo figlio, ti è capitato di fare qualcosa che secondo te lo ha aiutato? ( es. spronarlo nel darsi delle routines, ascoltare un suo sfogo, riuscire a mantenere la calma e chiedergli cosa non andava dopo una sua brusca risposta). Se si, notalo e riconoscilo a te stesso.

Essere gentili con se stessi per entrare in sintonia con i propri figli: se puoi, parlati con gentilezza, cerca di sviluppare una voce interiore comprensiva piuttosto che critica nei tuoi confronti di genitore. Potresti dirti che questo è un momento difficile per tutti e che ora, più che in altri momenti, è complicato riuscire ad aiutare e sostenere i propri figli nella maniera migliore oppure potresti dirti che non è semplice riuscire a contenere l’ansia o la rabbia di tuo figlio, quando è difficile contenere la propria. Entrare in sintonia con le tue emozioni spiacevoli e provare a non giudicarti ti potrebbe aiutare a sintonizzarti meglio con quelle di tuo figlio, accogliendole e validandole e magari potresti scoprire che sono simili alle tue più di quanto avresti pensato.C’è qualcosa che hai fatto e non ti ha portato al risultato sperato o, semplicemente, non sapendo cosa fare hai ignorato il problema? (es. hai reagito male e perso il controllo ad una brutta risposta di tuo figlio, lo hai rimproverato eccessivamente per un suo comportamento che poteva essere ignorato, non ti sei accorto che aveva bisogno di parlare oppure eri troppo stanco per dare retta ad una sua richiesta di attenzione etc…). Se si, va bene anche così, notalo semplicemente e se puoi cerca di non giudicarti male per questo.

Notare per rinforzare: prova a notare i comportamenti funzionali e positivi di tuo figlio. Il nostro cervello per natura ci porta a notare e concentrarci maggiormente su ciò che non va e ciò che non funziona sia nel nostro comportamento che in quello degli altri. Provare ad allenarsi a notare quello che nostro figlio fa di positivo potrebbe offrirci l’occasione di farlo notare di conseguenza anche a lui, chiedendogli come lo fa sentire l’essere riuscito a fare qualcosa di utile nonostante la difficoltà di farlo e gli ostacoli che potevano essere presenti in quel momento (demotivazione, rabbia, noia, stanchezza ). Non solo, questo potrebbe permetterti di lodarlo e aumentare così la possibilità che in futuro possa mettere in atto nuovamente questi comportamenti ( es. notare che si connette alle lezioni nonostante la fatica, notare quando ti aiuta in qualche piccola faccenda, sia che sia spontaneamente o su richiesta, notare quando riesce a tenere in ordine la sua stanza o quando davanti ad un momento di crisi riesce a mantenere la calma et).

Notare che non sempre è facile notare: ma cercare di non rimproverarsi per questo, semplicemente provarci. 

 

“Un fallimento non è sempre un errore, potrebbe semplicemente essere la cosa migliore che si è riusciti a fare in determinate circostanze. Il vero errore sarebbe smettere di provare”

B.F. Skinner

Dott.ssa Federica Vigorito – Psicologa e Psicoterapeuta in Formazione

Associazione Psicologi del VCO

Fonte immagine: http://asistencafamiljare.al/empatia/

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