People - Prima le persone. A Milano si marcia contro il razzismo.

Un mare di persone, un'onda che potremmo definire anomala se paragonata alle parole di odio e intolleranza, che sembravano la normalità degli ultimi mesi nel nostro Paese. E invece no, la normalità è un'altra, l'altra Italia si è data appuntamento ieri pomeriggio, 2 marzo, in via Palestro a Milano per marciare fino in Piazza Duomo. Duecentomila persone, questi i dati diffusi dall'organizzazione, ma fossero stati anche centoventimila, come da dati della Prefettura, poco sarebbe importato perché lungo le strade della città, in mezzo a tanta gente si sentiva anche l'appoggio di chi, troppo lontano, non c'era fisicamente ma era lì con il cuore e con la mente, come nonna Irma, dalla Puglia e nonna Adriana, dal Piemonte, che mi hanno detto: Echino, cammina anche per noi.

Anche noi, della redazione, abbiamo voluto essere presenti per testimoniare di persona con fotografie e parole ciò che abbiamo visto. Tante le associazioni presenti: Insieme senza muri, Emergency, Mediterranea, Saving Humans, Amref Health Africa, Arci nazionale, Anpi Provinciale Milano, I sentinelli di Milano; Medici Senza Frontiere, Mamme Per la Pelle, Agedo e molte altre ancora. Poi le comunità africane, con gli intellettuali in testa e a seguire i musicisti e le tante famiglie, molte di loro miste; poi la comunità cinese, con un grande dragone blu e quella salvadoregna con una banda e le majorette.

Ma la vera invasione era la rappresentanza degli italiani, arrivati da tutto il Nord con cartelli per identificarsi, come a dire: ci siamo anche noi e la pensiamo così. Sì, perché il pensiero dominante è che i diritti delle persone sono imprescindibili e vanno difesi da ogni razzismo, da ogni muro, da ogni pregiudizio. Dentro l'onda anomala che ieri ha attraversato la città di Milano c'era solo musica, colori, c'erano famiglie di ogni tipo e genere, c'erano bambini in spalla ai loro papà o nelle carrozzine, o mano nella mano con le loro mamme, c'erano le mamme e i papà di pelle, c'erano giovani, c'erano uomini e donne e c'erano anche persone anziane, diversamente abili e no. Tutti e tutte in marcia, condividendo la speranza di poter tornare a mettere al centro la persona, l'essere umano.