Passeggiando per Berlino

Pochi giorni a Berlino non sono sufficienti per visitare tutto ciò che merita attenzione di questa grande città. Definirla bella è forse una parola grossa, non è Parigi, né Londra, né Roma; a prima vista appare una città sofferta, derubata del passato e ricostruita per essere funzionale. Ed in effetti lo è, girarla a piedi o con i mezzi, puntuali ed efficienti in ogni ora del giorno e della notte, è molto semplice.

C'è una sensazione però che colpisce il turista, o che almeno ha colpito me ed è il senso di sicurezza che si prova in questa città dove il multiculturalismo è vissuto nel senso più profondo del suo significato, quasi una beffa a quell'insano di mente di Hitler che sognava una Germania di pura razza ariana e che provò in ogni modo a sterminare la diversità e coloro che riteneva esseri inferiori: ebrei, omosessuali, persone con disabiltà fisiche e mentali, zingari. Sì perché Berlino è differente rispetto a Londra, dove le comunità immigrate si sono concentrate in aree diverse della città: Brixton ospita la comunità africana, Notting Hill quella di origini caraibiche, Soho la cinese ed il nord ovest quella ebraica. O rispetto a Parigi dove la maggior concentrazione di immigrati abita le banlieue. O Roma e Milano dove gli immigrati vengono vissuti con fastidio, soprattutto in questi ultimi anni. A Berlino sembra esserci una tale mescolanza di razze e persone, quasi naturale, come se fosse così da sempre.

Questa città bombardata e rasa al suolo, poi tagliata in due per lunghissimi anni da un muro che voleva dividere anche i pensieri, ora appare unita in una pluralità di volti, esperienze e vite.

Non manca la memoria storica del passato, dai pezzi del muro, ora trasformati in opere d'arte murales a cielo aperto, al Jewish Museum, il Museo ebraico, che tutto ti aspetteresti di vedere, varcando quella porta e dopo aver passato il controllo, quasi più severo di quello degli aeroporti, fuorché ciò che ti viene presentato. Nella struttura creata dall'architetto Daniel Libenskind, la storia degli ebrei della Germania viene raccontata attraverso un linguaggio simbolico fatto di lunghi corridoi, chiamati Assi: l'Asse dell'Olocausto, l'Asse dell'Esilio, della Continuità, della Memoria del Vuoto, con installazioni di artisti diversi, che utilizzano spazio, suoni e luce per trasmettere emozioni.

La Memory Void consiste in un'installazione di 10.000 pezzi di ferro a forma di volti sopra i quali è possibile camminare, il nome Shalekhet (Foglie cadute) è dedicato alle vittime dell'Olocausto. L'artista che ha concettualizzato questo spazio è Menashe Kadishman, di origine israeliana. Pestare con i piedi quei volti produce un suono particolare che rimbomba tra le pareti e scuote i cuori.

Interessante anche la visita al Museo di Pergamo, ma prendete i biglietti su internet ed evitate la coda di due ore soprattutto se la giornata è gelida e piovosa. Affascinante l'imponente ricostruzione della porta di Ishtar che dava accesso alla città di Babilonia, le cui mura, ricoperte con tasselli di ceramica blu, sono decorate con leoni, draghi e tori e la porta del Mercato di Mileto, esempio di architettura romana, ma anche la stele con il codice di Hammurabi: Occhio per occhio! Dente per dente!
Mentre l'antico altare di Pergamo, da cui prende il nome il museo, è in ristrutturazione fino al 2020 e dunque non visibile.

E se dovesse capitarvi di incontrare un tirannosauro rex in giro per la strada, niente paura, non siete finiti a Jurassik park, è una mostra a cielo aperto di dinosauri!

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