No al cyberbullismo, sì alla "Patente di Smartphone"

Tutti ricordiamo la storia di Carolina Picchio che si tolse la vita ancora adolescente perché vittima di cyberbullismo. Forse non tutti sanno però che la sua morte spinse la senatrice Elena Ferrara, sua insegnante, a promuovere, nella passata legislatura, la L.71/17 sulla prevenzione e il contrasto al cyberbullismo. Prima legge in Italia e in Europa a tutelare le giovani vittime di questo ignobile reato e a cercare di prevenirlo.
Lo ha spiegato la stessa senatrice insieme al papà di Carolina, il dottor Paolo Picchio che ha preso come una missione il fatto di portare avanti questa battaglia, in memoria della figlia. Per chi non lo ricordasse, Carolina, una bella adolescente, fu vittima di un gruppo di pari che misero in rete un filmato oltraggioso della sua persona in stato di semi incoscienza. Una volta in rete, il filmato divenne virale e la ragazza fu presa di mira, anche da parte di sconosciuti, sulla sua pagina facebook che si riempì, nel giro di pochi giorni, di migliaia di insulti. Da qui la decisione di Carolina di porre fine alla propria vita, ma non prima di aver scritto una lettera di accusa contro i bulli. "Le parole fanno più male delle botte, cavolo se fanno male!", scriveva la ragazza e ancora "... ma a voi, cosa viene in tasca nel farmi del male?"
Carolina non fu la prima vittima e purtroppo nemmeno l'ultima, ma la sua accusa è stata la spinta necessaria per riconoscere giuridicamente il reato di cyberbullismo.
Lo hanno spiegato a chiare parole Paolo Picchio, la senatrice Ferrara e la Polizia di Stato nei vari incontri tenutisi in Ossola nel corso della scorsa settimana. Incontri di prevenzione al forte rischio che la rete comporta per i giovani e che vedono impegnati i relatori non solo nella nostra Provincia, ma in giro per l'Italia. Incontri che ricordano ai genitori le responsabilità penali che hanno nel momento in cui consegnano uno smartphone al figlio minorenne, lasciandolo senza alcun controllo, spesso in nome o con la scusa della privacy, o senza un'adeguata informazione. Il paragone fatto dai relatori è davvero eloquente: a diciotto anni un neopatentato non può guidare una macchina potente, ma pare del tutto normale dare in mano a un bambino di dieci anni un razzo (così hanno definito i cellulari di ultima generazione) con il quale le probabilità di schiantarsi sono del 99%. Incontri per ricordare agli adolescenti quanto è bella e importante la loro vita, il dottor Picchio li paragona ad opere d'arte uniche ed insostituibili e li esorta, li prega di cercare aiuto in caso di difficoltà nelle persone che hanno intorno: amicizie fidate, genitori, insegnanti perché tragedie come quella di Carolina non si ripetano più. Esistono centri di cura, che stanno sorgendo in tutta Italia e anche all'estero per curare le vittime di bullismo e di cyberbullismo, per ridare loro quella fiducia in se stessi che è stata distrutta dal bullo, per far capire che non sono le vittime ad essere sbagliate ma chi le perseguita.
Sexting, dark internet, pedofilia, web reputation, hikikomori sono solo alcune delle altre devianze dell'utilizzo errato di un mezzo di comunicazione decisamente interessante ed utile come lo smartphone, se se ne conoscono le regole appropriate. Ed è per questo che è nato il progetto interistituzionale della Provincia del V.C.O., in collaborazione con l'Ufficio Scolastico dell'Ambito Territoriale, dell'Asl e della Polizia di Stato, con il contributo della Fondazione Comunitaria del VCO dal titolo la "Patente di Smartphone". Un vero e proprio patentinto consegnato al termine di una serie di incontri di prevenzione, a seguito della firma di un patto figlio/a-genitori e genitori-figlio/a e dopo aver sostenuto un vero e proprio esame da parte degli alunni delle scuole aderenti al progetto. Nel patto tra gli altri punti si legge al punto: 3. Non userò la tecnologia per mentire, deridere o ingannare un altro essere umano e non mi farò coinvolgere in conversazioni che potranno fare del male a qualcun altro.
E ancora: 6. Non invierò e non chiederò foto delle mie parti intime o di quelle di qualcun altro. Sono consapevole che potrebbe rovinare la mia vita in futuro.
Venerdì pomeriggio nell'incontro che si è tenuto presso la sala polifunzionale dell'I.C. Innocenzo IX sono state consegnate le patenti alle classi prime delle Scuole Secondarie di I grado di Baceno e Crodo.