Monday, bloody Monday. La strage di Manchester.

Ariana Grande è una pop star poco più grande del suo pubblico, ha 24 anni e io la vidi per la prima volta esibirsi a New York, un paio d'anni fa, in un concerto benefico a Central Park, organizzato dall’ONU. Confesso che non sapevo chi fosse ma mi colpì la sua giovane età, la bellezza e questo nome di origini chiaramente italiane.

Ieri sera, 22 maggio, il suo concerto all’Arena di Manchester, è stato l’obiettivo di un vile attentatore, forse una iena solitaria, sì, perché il lupo mi pare un animale troppo nobile per paragonarlo a un essere così stupido e vigliacco da decidere di togliersi la vita e di uccidere, con questo gesto scellerato, 22 persone molto giovani, alcune delle quali ancora bambine e di ferirne altre 59.

Lo scopo di questi attentati, semmai possa esistere un motivo per commettere atti tanto deplorevoli è di seminare la paura. Si tratterebbe, così dicono i giornali dei grandi, di un attentato terroristico rivendicato dall’Isis. Obiettivamente, c’è un problema in Europa e nel mondo intero con i fondamentalisti, terroristi magari anche colti, ma emotivamente, profondamente ignoranti. Problema che va tenuto in seria considerazione, senza giudizi né pregiudizi nei confronti della stragrande maggioranza di chi invece rispetta l'Occidente e la sua cultura, perché un mondo diverso, di inte(g)razione, di pace e fratellanza, va ricercato con convinzione e costanza per quanto difficile possa essere.

E questa, a mio parere, non può che essere la risposta, in mezzo a tanto dolore, al terrorismo.

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