Marco Capretta, autore - illustratore

Carta d’identità:

Mi chiamo Marco Capretta, ma non mettetevi a ridere per il cognome, l’hanno già fatto in tanti fin dai tempi dell’asilo, “Capretta che bruca l’erbetta”, “Capretta beeeeee”, e via andare. Io sono fiero del mio cognome, anche se, effettivamente, potevo pensarci un po’ su quando decisi di scrivere la mia prima storia intitolandola: “La pecorella Lella”.

 

Età:

53 suonati da mesi. E più si sale, più “suonati” sono, o sarebbe meglio dire suonato?.

 

Provenienza:

Sono nato a Valdobbiadene, un paesello in provincia di Treviso particolarmente noto grazie al vino e oggi divenuto insieme alle colline del prosecco patrimonio Unesco... peccato che io sia astemio.

 

Che bambino eri da piccolo?

Sono sempre stato un sognatore e per questo ne ho sempre pagato le conseguenze in un mondo di piccoli già malati di “adultità” precoce. Fin dai tempi delle elementari, bisognava essere concreti, parlare di calcio, di motori, di donnine nude, saperne combinare di ogni, prevaricare l’altro, umiliare ecc., io ero invece sempre dentro una bolla, sospeso nel mio mondo e scrivevo, e sognavo e fantasticavo. Ero sempre all’interno di un castello o sopra una stella, dentro un oceano, sotto una betulla o fra le pagine di un topolino. Cadevo, mi rialzavo e continuavo a zompare tra le nuvole, poi arrivava mio padre e mi ritrovavo istantaneamente coi piedi per terra.

 

Ruolo nel mondo editoriale: Da quanti anni ne fai parte?

Come autore e illustratore, posso dire di farne parte dal 2010 con la pubblicazione del primo libro per bambini. Fino ad oggi, ne ho pubblicati sei di cui sono oltre che l’autore anche l’illustratore. “La pecorella Lella”, “Leprotto Pasticciotto e la luna storta”, “Il mistero delle macchie scomparse”, “Giocando col Natale” (libro di giochi e filastrocche scritto in collaborazione con Gloria Men), “Le uova di Tasso Bislacco” tutti per le edizioni Tredieci e “Quel birichino di un mago Burlone“ uscito quest’anno appena prima della pandemia per edizioni Dbs e subito messo in congelatore. E’ ancora da scongelare! Il lavoro più grande è stata l’illustrazione della guida per insegnanti della scuola dell’infanzia: “Dire, fare, creare”, 320 pagine tutte fotocopiabili, ero anche coordinatore del gruppo di maestre che l’ha creata insieme al libro operativo tutto a colori per bambini: “Magiche scoperte” e ad altri 5 libricini sui 5 sensi. Per la verità, ho iniziato ad affacciarmi al mondo dell’editoria già nei primi anni 2000 collaborando con case editrici quali: “Raffaello”, “Tresei”, illustrando guide scolastiche e libricini e “Melamusic” per la quale impaginai e realizzai anche i disegni e la copertina delle famose: “Tabelline canterine”. 

 

Ami il tuo lavoro?

A dire il vero, (anche se part-time) da ormai 10 anni, soprattutto per motivi economici, faccio l’operatore socio sanitario, ma ho sempre avuto un’inclinazione e un amore per l’arte in diverse sue svariate forme. Il teatro (soprattutto comico), ho creato un gruppo: “I Soliti Gnochi” con il quale abbiamo portato in scena spettacoli di cabaret e commedie anche scritte da me. Stiamo preparando una commedia per famiglie su Cappuccetto Rosso con testo interamente da me riscritto e arricchito di gag, musiche e canzoncine. Sulla pecorella Lella, ho scritto anche un paio di copioni con testo in rima per la recita di fine anno di due scuole dell’infanzia.

Oltre a ciò mi sono sempre occupato di animazione con disabili e bambini, ho sempre  disegnato e scritto, dilettandomi anche nel racconto breve o nella poesia per adulti. Sono un divoratore seriale di libri, film e fumetti, in questo periodo più di fumetti, tant’è che mia moglie mi riprende spesso ammonendomi che finiremo sepolti da essi. Ho lavorato per cartotecniche italiane ed estere nella realizzazione di biglietti d’auguri a sfondo umoristico oltre che carte regalo e inviti alle feste. Disegnare e scrivere mi è sempre piaciuto tanto e ho sempre cercato di farlo. I primi ricordi mi rimandano in seconda elementare quando scrissi un pensierino di sette facciate. Riuscissi a trovare un’attività che mi permetta di disegnare, scrivere e recitare, sarebbe, forse, per me il massimo. Ho l’età dei datteri ma come si dice, finché c’è vita...

 

Lo consiglieresti ad altri? 

Lo consiglierei a chi dimostra una particolare predisposizione per il mondo onirico e ha passione per il disegno. Credo che sia fondamentale possedere almeno una di queste due caratteristiche, meglio se tutte e due. Il resto dovrebbe venire di conseguenza. Certo, non bisogna illudersi perché è risaputo che in italia pur avendo un patrimonio artistico di inestimabile valore che tutti ci invidiano, l’arte non ha grandi riscontri remunerativi e poi bisogna sempre tenere presente che, basta andare alle fiere, ce ne sono millemila più bravi di noi che come noi cercano e bussano. A me una volta hanno detto che bisogna essere, sanamente, un filino aggressivi per farsi strada e credo ci sia un fondo di verità che sta nel proporsi con convinzione, ma vi prego, non sfoci nell’arroganza e nella prevaricazione. E’ impagabile farcela senza scorciatoie magari anche discutibili.

 

Perché?

Perché mantiene giovani e credo che riuscire a fare ciò che piace sia la cosa più bella del mondo. Sono convinto inoltre che ognuno di noi abbia dei talenti, la fortuna è individuarli e coltivarli fino a renderli produttivi. A mio avviso sarebbe uno spreco rinunciare a ciò per cui si è nati per fare altro e trovo sia molto triste quando per necessità si è costretti a questo.

 

Consigli pratici e filosofici per chi vorrebbe farne parte: 

Leggere tanto, stupirsi, copiare per imparare. Non mi sono mai piaciuti i maestri dell’ovvio. E’ indispensabile poi avere una sana dose di pazienza, che ritengo sia forse la virtù più importante a servizio della vita stessa, una buona dose di tenacia, di costanza e perseveranza. Non bisogna stancarsi di provare, potrebbe essere proprio la porta che ancora non hai aperto ad accoglierti. 

Portando la mia esperienza di autodidatta cocciuto come un mulo, inviterei i giovani a seguire una scuola, liceo artistico? Istituto d’arte? Accademia delle belle arti? Io, purtroppo, ho fatto solamente un corso annuale di grafica, uno di illustrazione e uno di computer grafica (Photoshop), ma voi non fate il mio errore, se siete veramente interessati a conseguire un traguardo, andate a scuola e studiate la materia. Non è facile comunque, ma a scuola si acquisiscono conoscenze, si sviluppano attitudini, si possono individuare i canali giusti e magari spaziando in diverse forme artistiche, scoprirsi abili anche in discipline che si ignoravano. Poi credo sia indispensabile non sentirsi mai arrivati e continuare a sognare come da bambini anche da adulti perché le storie nascono lì. Curiosità e fantasia sono ingredienti essenziali. 

 

Dove ti si può trovare in rete?

Ho una pagina Facebook, quella con il jolly (nella quale ad essere sincero non vado quasi mai) dove trovate alcuni miei disegni e una normale dove entro più spesso. Ho un indirizzo e-mail: marco.capretta67@libero.it, il mio numero di cell. è: 3342422280. Sono disponibilissimo per incontri con scuole, librerie o biblioteche, anzi, non vedo l’ora di avere nuovi contatti perché io amo interagire con i bimbi. Vengo da realtà di campi scuola, grest, centri estivi, teatro, e quindi nelle presentazioni, cerco di unire alla lettura animata anche un po’ di sana animazione attraverso piccole magie ecc. 

 

 

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