Lo street artist, Ozmo, di... pinge la sua sulla vicenda Montanelli

Mentre la statua di Indro Montanelli veniva imbrattata e poi ripulita da una parte della città, dall'altra, su un muro in via Torino, a Milano, l'immagine di un '' monumento in memoria della sposa bambina, in Montanelli'' è comparsa nella mattinata del 15 giugno.

Con quest'opera lo street artist Ozmo, Gionata Gesi, considerato uno dei fondatori della street art in Italia, ha voluto di... pingere la sua nella vicenda sulla figura del grande giornalista, al centro delle polemiche per il suo matrimonio con una bambina eritrea di 12 anni, sulla scia delle manifestazioni antirazziste che hanno seguito l'uccisione da parte della polizia, dell'afroamericano George Floyd.

''Rappresentando su questo piedistallo una bambina, africana, infibulata, venduta in sposa a un soldato bianco, vittima più volte del colonialismo dell'uomo, in questo momento delicato di lotte globali per i diritti delle minoranze etniche esplose dopo l'assassinio di G.Floyd, voglio restituire, almeno in parte, dignità ai deboli, emarginati, violentati e derubati'', ha detto Ozmo. "Immaginandola libera, protagonista, dipinta in un gesto di orgoglio, è la mia dedica a chi, come lei, si trova dalla parte sbagliata della storia."

La bambina, rappresentata come una statua, è Fatima Destà e aveva 12 anni quando Indro Montanelli, soldato, la sposò in Eritrea, grazie alla controversa pratica chiamata 'madamato', che permetteva ai cittadini italiani nelle colonie di prendere donne native, spesso ancora bambine, come mogli temporanee. Montanelli, in seguito, nel 1969 fu accusato di stupro per questo da una militante femminista di origine eritrea, Elvira Banotti, nel corso della trasmissione L'ora della verità condotta da Gianni Bisiach.

L'immagine raffigura una bambina Eritrea, all'incirca della stessa età di Fatima-Destà, vestita con abiti sgargianti mentre porta al villaggio dell'acqua potabile nella sua grossa tanica gialla a tracolla. ''Il viso è coperto da una macchia di colore-mascherina - ha spiegato l'autore - . Vediamo solamente gli occhi, che ci guardano in modo ambiguo, chi ci vedrà un sorriso, chi una smorfia di dolore''.

Il punto non è la statua imbrattata o meno, ma il rispetto dovuto ad ogni donna del passato o del presente, se ancora oggi è possibile uccidere una bambina di otto anni per aver liberato due pappagallini, o sposare delle bambine con il consenso di leggi maschiliste e insensate, è perché la strada da percorrere è molto lunga e pericolosamente in salita. Imbrattare o distruggere le statue ci pare comunque un atto violento, dipingere una condanna, ci sembra un j'accuse costruttivo, quanto lo è la creatività di Ozmo.

Fonte articolo e fotografia Ansa

Illustrazione di Antonio Cabras
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