La Prosocialità

Il senso di appartenenza al gruppo è una tappa fondamentale dello sviluppo psicologico dell’ individuo. Le ricerche psicologiche, seguendo una prospettiva bio-psico-sociale, hanno evidenziato come già in epoca neonatale siano presenti abilità sociali e quali variabili psicologiche entrino in gioco nello sviluppo della capacità di stare insieme agli altri. In particolare la letteratura psicologico-sociale dell’ultimo ventennio, ha dimostrato l’importanza del comportamento prosocialecome fattore favorevole all’adattamento sociale.

Cosa sono e perché sono importanti i comportamenti prosociali?

Con il termine “prosocialità” ci si riferisce a tutti quei comportamenti volontari che, senza la ricerca di ricompense esterne, sono volti ad aiutare e beneficiare un’altra persona o un gruppo di persone. L’ azione prosociale si concretizza in specifici comportamenti come, ad esempio, l’ aiuto fisico e verbale, il conforto e il sostegno verbale, la valorizzazione positiva dell’altro, l’ascolto empatico, lasolidarietàe la generosità. E’ facile intuire dunque come questo tipo di comportamenti prevenga diverse forme di disagio poiché, non solo contrasta e rappresenta un’alternativa ai comportamenti aggressivi, ma favorisce lo sviluppo di relazioni interpersonali che promuovono il benessere, il successo e l’autoefficacia di chi li mette in pratica.In ambito scolastico, ad esempio, comprendere e rispondere alle richieste di aiuto e sostegno dei compagni, non solo favorisce il benessere promuovendo successo scolastico e buone relazioni con i pari, ma è anche un fattore di protezione per tutto lo sviluppo. 

Dalla nascita all’età adulta: come si sviluppa il comportamento prosociale?

Nonostante non sia possibile tracciarne una traiettoria di sviluppo universale, i precursori della prosocialità sarebbero presenti nel repertorio del bambino piuttosto precocemente, seppur con una grande variabilità interindividuale per quanto riguarda il momento di comparsa e la frequenza con cui questi si manifesterebbero. 

I primi atti di condivisione e aiuto consapevoli si manifesterebbero già tra i 18 e i 24 mesi, periodo in cui il bambino inizia a differenziare tra il Sè e l’Altro; questa tendenza spinge il bambino a comunicare con gli altri e ad interessarsi alle attivitàdelle persone che si trovano nel suo ambiente. 

Nel corso del successivo sviluppo, a partire dai due anni, a modellare ed incentivare la disponibilità prosociale sarebbero le acquisite capacità del bambino di immedesimarsi e assumere l’altrui punto di vista con la conseguente comprensione dei bisogni altrui, lo sviluppo del pensiero simbolico e il giudizio morale. Le motivazioni all’aiuto si unirebbero - dai due anni in poi- al ragionamento morale. Se prima di questo periodo il bambino non e’ consapevole delle norme che regolano la vita sociale e la moralità viene controllata soprattutto dall’ evitamento di punizioni, da motivazioni tese al piacere o da motivazioni strumentali al raggiungimento di fini personali, successivamente, nel corso della seconda infanzia, si evidenziano forme di ragionamento morale più sensibili all’approvazione sociale e i comportamenti di aiuto riflettono il desiderio di essere accettati dagli altri. Infine, a partire dalla prima adolescenza le ragioni che i ragazzi adducono per aiutare o assistere gli altri evidenziano l’emergere di sentimenti di compassione e colpa e, in generale, una capacitàdi assumere la prospettiva altrui più affinata. Caratterizzano l’adolescenza e la transizione alla vita adulta il passaggio dalle costrizioni morali esterne a quelle interne; diviene così possibile essere prosociali anche quando non è conveniente per se stessi. Come dimostrato da Nancy Eisenberg - una delle principali studiose contemporanee di comportamento prosociale- lo sviluppo del comportamento prosociale continuerebbe dunque fino all’età adulta.

Come può l’ambiente sociale sostenere e promuovere lo sviluppo della prosocialità?

Le figure educative che ruotano intorno al bambino - come genitori, nonni, e insegnanti - possono assumere un ruolo determinante nel sostenere e promuovere la manifestazione di comportamenti prosociali quali consolazione, condivisione e aiuto. Essi diventano, cioè , “agenti di socializzazione” e possono promuovere, incentivare e sostenere la prosocialita’ già nei più piccoli. Come? 

Mostrando. I bambini tendono ad imitare i comportamenti messi in atto dai loro “modelli”di riferimento; in questo modo, ogni interazione che avviene all’ interno di una giornata può diventare occasione per mostrare ai bambini come comportarsi pro-socialmente nelle diverse situazioni. Esempi: prestare attenzione a bisogni e desideri altrui, offrire consolazione, condividere le proprie cose, prestare aiuto a chi ne avesse bisogno. 

Rinforzando. E’ molto importante che le manifestazioni spontanee di prosocialita’ vengano rinforzate attraverso la lode. In situazioni in cui siano presenti altri bambini si potrebbe verbalizzare e far notare anche agli altri bambini quanto avvenuto; in questo modo il comportamento del bambino fungerà da modello per gli altri. L’ attenzione prestata al comportamento aumenterà la probabilità che questo si manifesti in futuro. 

Stimolando. E’ stato dimostrato come l’uso delle conversazioni emotive -che consentono di dare un nome alle emozioni e comprendere ciò che l’altro sta provando e pensando- rafforzino le abilità connesse alle azioni prosociali . Anche la lettura di storie può favorire lo sviluppo della competenza emotiva e prosociale dei piccoli. L’aiuto reciproco può essere stimolato, ad esempio, incoraggiando i bambini a prendersi cura dei compagni più in difficoltà o più piccoli o dei fratelli minori.La condivisione, invece, puo’ essere incentivata utilizzando giochi e attività educative di gruppo, dove i bambini debbano mettere in comune le proprie cose e condividerle con l’altro. 

Nel video di “Fondazione Empatia Milano” il mondo del protagonista, Mr. Empathy, torna ad avere colore quando lui si ferma ad ascoltare ed aiutare gli altri. https://youtu.be/id3w0IA81cA

Dott.ssa Federica Vigorito

Psicologa e Psicoterapeuta in formazione

Immagine estrapolata dal video.