LA FAMIGLIA: differenziazione e appartenenza

Uno dei compiti più importanti che la famiglia riveste è quello di far sentire ai propri membri un senso di appartenenza all’unità familiare che dia sicurezza, ma nello stesso momento garantire a ogni soggetto una differenziazione di sé, cioè la possibilità di accrescere la propria autonomia.

Dalla nascita fino a 8/9 mesi il bambino è in totale simbiosi con la figura materna, che percepisce come parte di sé. Egli necessita principalmente di essere accudito e nutrito: il prendersi cura del neonato diventa una premessa importante per l’instaurarsi della fiducia di base, basata sull’esperienza e sulla prevedibilità del mondo; l’essere soddisfatto nei suoi bisogni primari, in modo accogliente e partecipativo, lo rassicura facendo sorgere in lui un sentimento di fiducia nei confronti del mondo e percezione di sé come meritevole di amore.

Gradualmente il bambino comincia a distinguere se stesso dalla madre, inizia a differenziare il sé dal non sé. Intorno ai 2 anni si sviluppano capacità come la deambulazione, la verbalizzazione, il controllo degli sfinteri; nasce il senso di autonomia, il bambino acquisisce il coraggio di abbandonare la base sicura, che è rappresentata dalla madre, per iniziare a esplorare l’ambiente. E’ necessario offrire tale possibilità al bambino, fungendo da base sicura ma dandogli la possibilità di sperimentare, di comprendere proprie risorse e limiti e, tramite l’esperienza, acquisire nuovi abilità e percepirsi come capace; queste saranno le fondamenta per la sua autostima.

E’ anche la fase dello sviluppo della personalità in cui inizia la differenziazione attraverso il NO. Il no è spesso immotivato, ha la funzione di  confermare la propria personalità , il proprio punto di vista. Il bambino afferma se stesso opponendosi. E’ una fase molto delicata, bisogna saper contenere queste prese di posizioni, spesso, preconcette, non ingaggiando inutili battaglie ma permettendo al bambino di affermare se stesso e parallelamente introiettare norme sociali e valori familiari.

 

Un altro periodo cruciale per la formazione della propria identità è l’adolescenza.

Il passaggio tra infanzia e adolescenza avviene quando il bambino è in grado di selezionare alcune fra le sue identificazioni infantili scartandone altre (in accordo con i propri interessi, talenti e valori) che egli giunge a formare la propria identità.

L'adolescenza è quel periodo di transizione tra l’infanzia e l’età adulta in cui si sperimentano grandi cambiamenti fisici, emotivi e mentali, caratterizzato dall’ambivalenza tra la tendenza all’indipendenza e il bisogno di dipendenza. È importante quindi che la famiglia trovi un giusto equilibrio tra il promuovere un cambiamento e rimanere una base sicura anche in termini di valori familiari trasmessi.

La teoria di Bowen, tra i primi terapeuti a lavorare con le famiglie e tra i padri della psicoterapia familiare, si inserisce nel più generale quadro della teoria sistemica.

L’autore propone un metodo centrato sul concetto di massa indifferenziata dell’Io familiare: egli intende la famiglia come un insieme di processi affettivi e relazionali, con regole di funzionamento che prevedono ruoli, comportamenti e precise modalità di risposta emotiva, tramandate da generazione a generazione. L’individuo impara, nella famiglia, come essere e come comportarci, assorbendo quelle modalità di funzionamento che riconosciamo come nostre. 

Alla nascita, quindi, il bambino non entra in uno spazio vuoto ma in un campo pieno, fatto di modalità di funzionamento familiari che egli assorbe. 

Secondo il normale processo di maturazione emotiva, a tempo debito, il singolo riesce a differenziarsi dalla famiglia d’origine, cioè separarsene psicologicamentepur conservando valori e principi della famiglia d’origine. 

Per Bowen l’individuazione è il principale compito evolutivo del singolo, dal quale dipende il suo benessere e la sua salute mentale. A bassi livelli di differenziazione, infatti, corrispondono dipendenza affettiva, compiacenza, insicurezza, incapacità di superare eventi dolorosi, ansia, depressione, disfunzioni sociali. Al contrario, ad alti livelli di maturazione emotiva, corrispondono tratti come sicurezza di sé, buona autostima, autonomia, capacità di integrare l’esperienza in un senso d’identità solido e integrato.

Alla luce di quanto detto consiglio la visione del seguente cortometraggio, nell’idea che la metafora meglio esprima qualsiasi concetto.

https://youtu.be/yxnnLUPpMS8

“La Luna” è un cortometraggio che ci mostra un bambino che sta iniziando a intraprendere la professione del padre e del nonno . Il suo sguardo pieno di innocenza ci insegna che anche i più piccoli hanno una voce e che anche loro sono in grado di scegliere da soli la propria strada futura. Prima o poi i figli avranno il diritto di prendere la loro strada, e non deve per forza essere quella che noi abbiamo previsto per loro.

Educare è un atto di grande responsabilità che dovrebbe sempre oscillare tra i due poli di differenziazione e appartenenza: i bambini reclamano attenzione e hanno bisogno di affetto e di sicurezza, per poter esplorare il mondo certi del nostro amore; è fondamentale renderli sicuri di loro stessi, perché possano vivere con libertà e autonomia. Lo possono fare con l’autostima che acquisiscono giorno dopo giorno grazie alla possibilità che viene data loro di sperimentare e misurarsi con le proprie capacità, scoprendo le proprie risorse ma avendo dentro di sé quello che la famiglia gli ha trasmesso.

 

Dott.ssa Elena Lucia Tettamanti

Psicoterapeuta sistemico-relazionale

Immagine tratta da un fotogramma del cortometraggio "La luna" della Pixar.

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