Ius culturae un atto di civiltà

Chiunque sia entrato recentemente in una classe, di qualsiasi ordine e grado, dall'infanzia alle superiori, ha visto con i propri occhi cos'è lo ius culturae perché i bambini e le bambine non si chiedono la carta d'identità prima di giocare e nemmeno si soffermano sul colore della pelle degli altri per abbracciarli e per considerarli amici. Lo stesso capita nelle scuole secondarie di primo e di secondo grado, nei licei così come nelle scuole professionali, non importa quanto sia alto il tuo grado di istruzione o il tuo quoziente intellettivo, un amico o un'amica lo sono di fatto e non in funzione delle origini dei rispettivi genitori.

E' così semplice per i giovani che parrà loro persino sciocco tutto questo dibattere sulla questione. Nasci in Italia, da genitori che vivono qui e pagano le tasse, come tutti gli altri, frequenti le scuole italiane, ma cos'altro dovresti essere se non italiano, un marziano?

Ricordo tempo fa una discussione in una classe di un istituto professionale, si parlava di immigrazione e stereotipi e frasi fatte, ripetute a pappagallo, francamente, giravano senza pudore; non che ci si possa aspettare qualcosa di diverso da chi è nato nell'era di Mediaset e del degrado culturale che hanno portato con sè le trasmissioni spazzatura dell'ultimo ventennio... comunque, alla domanda provocatoria e diretta: Scusate, ma il vostro compagno X è un extracomunitario, come le persone che state attaccando, ci avete pensato? Risposta collettiva: Ma che c'entra? Lui/lei sono diversi, parlano il nostro dialetto e poi sono nostri amici!

Ci pare che il concetto sia chiaro: abbiamo paura ma solo di ciò che non conosciamo o per cui ci viene detto di avere paura, tutto il resto è quotidianità, non più un numero, un essere senza volto, ma una persona e dunque, come tale merita rispetto e amicizia! Speriamo lo capiscano anche quelli che siedono tra i banchi del Parlamento! Speriamo inoltre che la smettano di chiamare ius soli un disegno di legge che nulla ha a che fare con il solo nascere in Italia, ma è condizionato all'aver studiato in questo Paese e dunque va chiamata IUS CULTURAE.

Ecco alcuni passaggi degli articoli, tanto per capirci e per rispondere a chi usa questo pretesto per affossare una bella legge della quale dovremmo invece andare fieri. "Il minore straniero nato in Italia o che vi ha fatto ingresso entro il compimento del dodicesimo anno di età che, ai sensi della normativa vigente, ha frequentato regolarmente, nel territorio nazionale, per almeno cinque anni, uno o più cicli presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione e formazione professionale triennale o quadriennale idonei al conseguimento di una qualifica professionale, acquista la cittadinanza italiana. Nel caso in cui la frequenza riguardi il corso di istruzione primaria, è altresì necessaria la conclusione positiva del corso medesimo. La cittadinanza si acquista a seguito di una dichiarazione di volontà in tal senso espressa, entro il compimento della maggiore età dell’interessato, da un genitore legalmente residente in Italia o da chi esercita la responsabilità genitoriale, all’ufficiale dello stato civile del comune di residenza, da annotare nel registro dello stato civile. Entro due anni dal raggiungimento della maggiore età, l’interessato può rinunciare alla cittadinanza italiana se in possesso di altra cittadinanza."

Vi invitiamo a firmare questa petizione: https://www.change.org/p/appello-al-parlamento-per-lo-ius-soli/nftexp/ex...