Intervista ad Agitu Ideo Gudeta

Intervista ad Agitu Ideo Gudeta

Riceviamo e pubblichiamo in esclusiva con grande piacere questa intervista ad Agitu realizzata da Michele Carmine Savastano per la sua tesina per gli esami di terza media.

Vado a trovare Agitu Ideo Gudeta a Frassilongo dove ci sta aspettando al suo negozio di formaggi, ma anche di uova, miele e creme per il corpo che vengono fatte con il latte delle sue capre. Io non la conosco bene, ma è molto amica di mia mamma. Mia mamma ha preparato per lei del pane alle olive perché secondo lei quando si va a trovare qualcuno bisogna sempre portare qualcosa. Lei ci accoglie con un gran sorriso e ci abbraccia. Ci stava aspettando e per questo aveva preparato anche il caffè. Io intanto sono attratto dagli odori di quel posto e mi avvicino verso il bancone dove ci sono i formaggi. Allora lei prepara un tagliere dove mette tanti pezzi di formaggi per farceli assaggiare. Dopo aver servito il caffè mi chiede il motivo di questa intervista e vedendo il foglio con le domande mi chiede se fossi stato io a scriverle. E così mentre mangiamo il suo formaggio inizio a farle le prime domande e accendo il registratore perché così non devo scrivere e posso risentire con calma le sue parole per poi trascriverle.

INTERVISTA AD AGITU 

Io: Ciao Agitu da dove vieni?

Agitu: Vengo dall’Etiopia e sono in Italia dal 2010.

Io: Quindi da otto anni,

Io: Perché sei venuta in Italia e perché hai lasciato l’Etiopia ?

A:. Bella domanda!

A: Dall’Etiopia sono venuta per problemi politici, a causa della Land Grabbing. E’ una nuova forma di occupazione, vuol dire accaparramento dei terreni da parte delle multinazionali, è un’occupazione che toglie i terreni ai contadini a favore di multinazionali, io ero contraria a questa nuova forma di occupazione e ho avuto problemi politici con lo stato, allora la cosa migliore che ho potuto fare è stata di andarmene e quindi sono venuta in Italia dove avevo studiato e avevo degli amici.

Io: I terreni vengono presi per coltivare monocolture come per esempio l’olio di palma?

A: Anche canna da zucchero, caffè cotone, mais. Il mais serve per i prodotti biodegradabili come i sacchetti che si usano per l’umido e per altro. Ma anche gli ortaggi, frutta e verdura per esempio gli Emirati Arabi che non hanno abbastanza terreni sono venuti in Etiopia per coltivare questi prodotti che servono al loro fabbisogno, però i contadini vengono invitati con la forza a lasciare i loro terreni per dare spazio a queste esigenze. La cosa paradossale è proprio questa che non è solo un problema politico ma anche culturale, sociale, ambientale, poiché la nuova forma di monocoltura non giova all’ambiente. Ci sono anche gli Olandesi che stanno prendendo le terre vicino ai vulcani, terre molto fertili con laghi vulcanici, dove si coltivavano i cereali. Queste terre erano una volta coltivati dai contadini adesso sono arrivati gli olandesi per coltivare fiori, fiori che però vengono esportati.

Io: Com’è fatta l’Etiopia?

A: Siamo sotto l’equatore allora ci sono terre desertiche che confinano con il Sudan ma sia nel settentrione che al sud abbiamo zone fertili, con delle montagne alte. L’Etiopia è sei volte l’Italia con estensioni immerse, adesso stanno sfruttando tutte le risorse idriche e le terre fertili sono state occupate dalle multinazionali.

Io: Ma allora sta succedendo la stessa cosa che è successo durante il colonialismo?

A: Certo questo è un nuovo colonialismo ma attenzione dobbiamo dire che anche dopo il colonialismo, gli africani non hanno mai governato l’Africa, ha cambiato forma ma ha governato sempre chi aveva colonizzato, c’erano gli interessi economici che sono stati gestiti sempre da loro, soprattutto dall’Inghilterra e dai Francesi. A livello sociale è stato devastante, perché le guerre civili che si sono avute sono state sostenute dagli interessi di questi paesi. Oggi ci sono nuove economie e nuovi paesi emergenti come l’India e la Cina che hanno interessi economici in Africa. Quindi posso dirti che in Africa comanda sempre chi ha sfruttato quelle terre e chi ha iniziato a farlo negli ultimi anni. 

Io: Anche l’Italia è stata in Africa, nel 1935 ha conquistato l’Etiopia vero?

A: L’Italia in Etiopia è rimasta poco tempo dal 1935 al 1940, poi c’è stata la guerra, in realtà quello dell’Italia non si può chiamare colonialismo e soprattutto gli Etiopi hanno combattuto tanto. L’Italia ha rubato degli obelischi in Etiopia! Sarebbe bello fare una mostra, io ho delle foto di questi guerrieri che hanno combattuto per difendere la propria terra.

Io: E certo l’Italia dopo aver conquistato l’Etiopia ha avuto delle sanzioni economiche da parte delle Nazioni Unite e dopo ha cambiato le sue alleanze ed è passata con la Germania.

Io: cosa si può fare per L’Etiopia e per i paesi che vivono questa situazione di nuovo colonialismo?

A: La cosa più importante è far sapere queste cose, perché il vero problema è che non si conoscono bene i fatti e quello che sta succedendo in Africa. Bisogna parlare di queste cose così la gente capisce perché la gente arriva in Italia o in altri paesi dove c’è benessere. In realtà queste persone scappano perché i governi sono corrotti, vengono derubati della terra, non puoi manifestare, non puoi fare altro che andare via, attraversare l’Africa e il mare per poter avere ancora la speranza di vivere. Questo bisogna dire perché se si dicono queste cose la gente forse capisce il vero problema che sta dietro l’immigrazione. Nessuno vuole lasciare il suo paese se possiede il necessario per vivere dignitosamente. 

Io: Agitu sei in Italia e in Valle dei Mocheni e fai un lavoro molto duro, perché hai scelto di fare questo lavoro?

Allora la cosa più importante è che a me piace stare con gli animali, prima di partire per studiare a Roma, io ho fatto questo lavoro con mia nonna, la pastorizia è praticata in Etiopia ed io ho avuto la possibilità di farlo e di appassionarmi. I nostri antenati erano pastori nomadi. Quando sono arrivata in Italia non ho avuto dubbi su quello che mi sarebbe piaciuto fare. E con i pochi soldi che avevo ho comprato 15 capre di razza mochena, una razza rara, e sono stata in Vallagarina per alcuni anni, adesso ho 150 capre e sono in Valle dei Mocheni e mi trovo bene. Qui la gente mi ha accettato e ho avuto anche tanti aiuti. Il mio è un lavoro duro, mi alzo alle quattro di mattina e vado a letto alle dieci ma sono contenta di come stanno andando le cose.

L’Italia mi piace, ci sono le risorse per poter fare delle cose belle ma a livello politico ci sono ancora delle cose da fare. La Valle dei Mocheni è bella e io sono contenta di generare un’economia diversa, perché noi tutti dobbiamo essere custodi della terra, chi fa agricoltura deve farlo nel rispetto dell’ambiente e anche il cibo che produciamo deve essere cibo sano, il cibo sano deve essere un diritto per tutti. E poi le terre che pascolo sono tutte terre che recupero poiché sono abbandonate e il passaggio delle capre ha dei vantaggi, perché fa una bella pulizia, a differenza degli animali grandi le capre sono piccole e quando camminano sui pascoli fanno dei movimenti simili alla zappa che vanga e questo permette all’acqua di penetrare meglio nel terreno ed evitare che faccia disastri ambientali. 

Con questa domanda finisco la mia intervista ad Agitu. E’ stata una bella esperienza e soprattutto ho conosciuto una persona molto simpatica e gioiosa. Mi ha aiutato a capire meglio alcune cose che ho ricercato per la mia tesina ma sentirle da lei che le ha vissuto in prima persona è stato molto importante. Di lei mi è piaciuto tanto la sua forza e la sua determinazione. Fa un lavoro difficile e duro ma lei non lo sente perché quello che fa le piace. Ha tanti progetti che vuole realizzare, una fattoria didattica per i ragazzi, un nuovo caseificio e una struttura dove ospitare chi vuole venire in vacanza in Valle dei Mocheni. Da giugno poi organizza delle passeggiate sui pascoli con le capre. Conoscerla mi ha fatto proprio piacere e chiacchierare con lei è stata un’esperienza che non dimenticherò. 

Michele Carmine Savastano

Per ricordare Agitu Echino.it ha lanciato questa iniziativa rivolta a ragazzi e ragazze di ricordare Agitu con un disegno