Insieme alle bambine e donne afgane

Una delle prime cose che hanno fatto i talebani appena rientrati a Kabul, la capitale dell’Afghanistan, ieri, dopo aver ripreso il controllo del potere nel Paese, è stato cancellare i volti delle donne dai manifesti nelle strade delle città. 

Da ieri le donne afgane di ogni età non hanno più volto. Vedete, ragazze e ragazzi, lo scorso novembre abbiamo parlato dei diritti dei bambini e delle bambine: diritto al nome, al nutrimento, al gioco, all’identità, alla casa e altri ma quando sono stati pensati i diritti delle bambine e dei bambini a nessuno è venuto in mente che potesse essere negato un diritto così imprescindibile: il diritto al proprio volto, al proprio aspetto, alla propria unicità. Perché il burka oltre a togliere aria, sole, libertà toglie proprio l’essere se stessa, l’essere diversa da ogni altra bambina o ragazza o donna.

Da ieri le donne afgane non potranno più studiare, lavorare, ascoltare la musica, parlare all’esterno della famiglia, esprimere dei pensieri… nulla. Tutto ritorna come 20 anni fa quando si instaurò il primo governo dei talebani. A nulla sono serviti 20 anni per cercare di liberarsi lentamente. Anzi, le ragazze e le donne che in questi 20 anni hanno cominciato a lavorare e studiare, a fare cultura e anche a raccontare, sono quelle che rischiano di più oggi perché devono pagare il prezzo dell’aver provato ad essere libere. Già stanno arrivando sui social gli appelli di molte di loro, che chiedono aiuto, che vogliono farci sapere che hanno bisogno di noi.

Circolano in rete le foto delle ragazze afgane in minigonna e riccioli sulle spalle degli anni Settanta… ebbene sì, le afgane e le italiane degli anni Settanta godevano degli stessi diritti e delle stesse libertà. Pare assurdo pensarlo ma è importante ricordarlo perché per conquistare diritti occorrono decenni, per perderli basta pochissimo. Le afgane hanno impiegato 20 anni per riconquistarne una parte e in due giorni hanno perso di nuovo tutto.

Se vi fa piacere firmate questa petizione.