Indignarsi, protestare, ribellarsi per non essere complici di tanta brutalità

A otto anni una bimba dovrebbe andare a scuola, spensierata, sognare il proprio futuro e giocare, invece per Zohra, bimba pakistana, la normalità non era questa, lavorava presso una famiglia come serva tuttofare.

I suoi padroni, non paghi di negare il futuro di una bimba, hanno ritenuto di poter decidere anche della sua vita e della sua morte. Quando la bimba, secondo quanto viene raccontato, ha liberato un paio di pappagallini da una gabbia, ecco che la furia assassina delle persone che la obbligavano a lavorare per loro si è scatenata sulla piccola. L'hanno uccisa, crudelmente.

Vorremmo dare notizie diverse, raccontare altre storie di bimbe, ma questa purtroppo è la cronaca di questi giorni infausti, dove un afroamericano viene soffocato dalla polizia, che dovrebbe proteggere le persone, non ucciderle. Dove una mamma elefantessa muore con il suo cucciolo in pancia per aver mangiato un ananas pieno di petardi. E dove una bimba viene barbaramente uccisa dai suoi padroni.

Nessuno dovrebbe poter essere padrone di un'altra persona. Nessuno dovrebbe poter uccidere. Indignarsi, protestare, ribellarsi a questo stato di cose, ci pare l'unica scelta che ancora ci rimane per non sentirci complici di tanta brutalità.

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