Il Cristoforo Colombo dei coccodrilli è africano. 7 milioni di anni fa attraversò l'Atlantico per colonizzare il Nuovo Mondo

Non solo l’uomo ha viaggiato ed è migrato da un continente all’altro nel corso dei secoli. L’incredibile scoperta di un nuovo studio condotto da Massimo Delfino, paleoerpetologo, dell’Università di Torino e coordinato da Raffaele Sardella, Direttore del Museo Universitario di Scienze della Terra (MUST) della Sapienza Università di Roma, in collaborazione con l’Università di Firenze ha stabilito che l’antenato degli attuali coccodrilli americani proviene dall’Africa.

La storia comincia ad As Sahabi, una località del Sahara settentrionale, in Libia dove sono stati ritrovati, agli inizi degli anni ‘30 nel corso di una spedizione scientifica, cinque crani fossili di coccodrillo identificato come Crocodylus checchiai.

La cosa interessante è capire come i ricercatori sono giunti alla conclusione che questa particolare specie è alla base dell'albero evolutivo dei coccodrilli americani. Dei cinque fossili ritrovati, tre andarono persi a Tripoli, due vennero portati in Italia e uno andò disperso, l’unico esemplare rimasto è stato conservato per quasi un secolo presso il Museo Universitario di Scienze della Terra (MUST) della Sapienza Università di Roma. Recentemente, attraverso l’uso di scansioni tomografiche i ricercatori hanno ottenuto le immagini 3D sia dell’interno, sia dell’esterno del cranio dell’animale. Le dimensioni della testa hanno permesso di stabilire che il coccodrillo fosse di età adulta e lungo poco più di 3 metri. “L’esemplare di Crocodylus checchiai – spiega Raffaele Sardella – è il cranio meglio conservato di questa specie vissuta nel Miocene, oltre 7 milioni di anni fa, in Africa, quando il Sahara era un territorio molto diverso da come appare oggi, popolato da grandi mammiferi e ricco di vegetazione e corsi d’acqua”.

Ma non è tutto!

“Abbiamo visto che il coccodrillo di As Sahabi condivide con le specie americane numerose particolarità anatomiche” - commenta Massimo Delfino. “Non solo, abbiamo confrontato, grazie a specifici software, i dati ottenuti con le caratteristiche anatomiche di altre specie sia esistenti che fossili con lo scopo di realizzare una analisi filogenetica che ha chiarito che questa specie rappresenta una sorta di anello di congiunzione fra le specie africane e quelle americane”. https://youtu.be/RiU6oMBEH70

Questo significa che il coccodrillo, identificato come Crocodylus checchiai, si fece come Cristoforo Colombo la lunga traversata dell’Oceano Atlantico per poi colonizzare il Nuovo Mondo.

I risultati dello studio, sviluppato da Massimo Delfino in collaborazione con l’Università di Firenze e altri ricercatori italiani, sono stati pubblicati sulla rivista Scientific Reports, permettendo di ripercorrere milioni di anni della storia evolutiva dei coccodrilli. È dunque possibile che alcuni esemplari di coccodrilli siano partiti circa 7 milioni di anni fa dal Nord Africa, e abbiano verosimilmente attraversato l’Oceano Atlantico per arrivare sulle coste del Sud America, dove si sono adattati e diversificati dando origine alle specie di Crocodylus, che ancora oggi abitano il continente americano.

“Il nostro è un risultato di estrema importanza – afferma Lorenzo Rook dell’Università di Firenze – che valorizza le collezioni storiche di un giacimento paleontologico unico per la comprensione dei popolamenti faunistici dell’area circum-mediterranea alla fine del Miocene”.

“L’uso delle moderne tecnologie - aggiunge Dawid A. Iurino, ricercatore del team che ha elaborato le TAC realizzate sul cranio libico - apre grandi prospettive nel campo della ricerca paleontologica e permette di analizzare elementi altrimenti impossibili da osservare”.

Sembra incredibile pensare che i coccodrilli possano aver attraversato un così ampio tratto di mare, che nel Miocene era comunque più breve di oggi, ma tra i coccodrilli attuali esistono specie in grado di compiere ampi spostamenti in mare aperto sfruttando le correnti di superficie e di tollerare l’elevata salinità dell’acqua marina. Sono stati condotti studi con tracciamento satellitare su alcuni esemplari di coccodrillo marino australiano, che hanno rivelato come questi rettili siano in grado di percorrere in diversi giorni oltre 500 km in mare aperto, sfruttando le correnti.

I risultati di questo studio rappresentano un importante contributo per ricostruire la storia evolutiva e la paleobiogeografia dei coccodrilli, ovvero le modalità e i tempi con i quali questi rettili hanno colonizzato i diversi continenti raggiungendo la loro attuale distribuzione geografica.

Riferimenti:

Delfino, M., Iurino, D., Mercurio, B., Piras, P., Rook, L., and Sardella, R., 2020, Old African fossils provide new evidence for the origin of the American crocodiles: Scientific Reports. https://doi.org/10.1038/s41598-020-68482-5

randomness