I no, che rendono liberi

Quanti di noi si sono trovati ad assecondare quello che gli altri volevano, mettendo da parte se stessi? Sono sicura che tutti almeno una volta ci siamo trovati in questa situazione.
Viviamo in una società dove spesso tutto è considerato come “dovuto”. Dove dire di no è considerato un non voler aiutare gli altri o un non essere gentili.
Soprattutto le donne, nonostante la situazione sia migliorata rispetto al passato, si trovano spesso a dover assecondare le decisioni e le volontà degli altri.
È come se l’educazione al sacrificio a cui erano abituate le donne del passato fosse ancora parte del patrimonio genetico della nostra società.
Ad oggi ancora molte donne sono costrette a convivere con il rimpianto dei no che non sono riuscite a dire, come per esempio quando hanno scelto di non inseguire i propri sogni perché il marito voleva mettere su famiglia, oppure quando hanno smesso di lavorare perché “questo si deve fare quando nascono i figli”, o addirittura quando hanno rinunciato a svolgere attività che per la nostra società sono considerate da “uomini”. Ritroviamo lo stesso stereotipo anche quando le persone rimangono stupide dal fatto la figura femminile non rinunci alla carriera lasciando che a crescere i figli sia soprattutto il padre.
Il problema infatti non sono le libertà che siamo riuscite a conquistare e che conquistiamo quotidianamente, il vero problema è che tutto ciò appaia ancora “strano” quando in realtà tutto questo dovrebbe già essere parte della nostra normalità.
Non siamo tutti uguali, ma dovremmo avere tutti la libertà di scegliere chi vogliamo essere, dovremmo tutti imparare a dire no senza sentirci in colpa, perché dire di no a volte è scegliere di essere liberi dagli stereotipi e dalle imposizioni degli altri, che per esempio obbligano bambini (maschi o femmine che siano) a salutare con un bacio o con un sorriso anche quando hanno detto che non ne hanno voglia. Invece, dovremmo insegnar loro che non dovrebbero far cose solo per assecondare gli adulti e che esprimere la propria volontà con un “no” non è sempre segno di maleducazione.
È necessario imparare a dire no fin da piccoli e perché ciò sia possibile sarebbe importante che noi adulti legittimassimo i no dei nostri bambini e che tutti imparassimo ad ascoltare di più, se stessi e gli altri.
Ma nel concreto cosa possiamo fare per combattere i luoghi comuni?
- ascoltare ed ascoltarsi ad ogni età;
- lasciar liberi i bambini di esprimere i propri gusti, senza imporgli i nostri;
- insegnare che il “no” non è sempre maleducazione, ma è saper scegliere per sé;
- insegnare che ognuno può essere ciò che vuole nella vita;
- insegnare l’importanza di inseguire i propri sogni con tenacia, impegno e rispetto verso se stessi e gli altri.
Per trasmettere questi messaggi ai nostri bambini è fondamentale l’esempio, che è sempre il miglior modo per apprendere ed insegnare. Inoltre, ci sono alcune letture molto interessanti che si possono fare insieme ai nostri bambini, come ad esempio:
- “Se dico no è no” (Matilda Editrice), di Annamaria Piccione e Viola Gesmundo, utile strumento di riflessione anche per ragazzi e adulti;
- “Milady gattina coraggiosa” 44 gatti. Ediz. Illustrata (Fabbri Editore), adatto ai più piccoli;
- “Elmer, l’elefante variopinto”, di David McKee (Mondadori) che ci fa ragionare sull’importanza dell’apprezzare l’unicità di ognuno.

Dott.ssa Elisabetta Piccinno

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