#giornatamondialedellaterra

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Per partecipare alla celebrazione della Giornata mondiale della terra vi proponiamo un brano di un articolo di Paolo Pirocchi tratto da Echino Non Legateci le ali. Laureato in Scienze Naturali, Paolo è insegnante a tempo pieno, consulente naturalista e Guida Escursionistica Ambientale.

Il nostro pianeta ha la febbre e la malattia del pianeta ha le radici nel nostro comportamento.

Ieri, i nostri nonni non sapevano cosa fossero gli avanzi, o gli sprechi. Oggi, invece, senza rendercene conto siamo arrivati a un punto in cui lo spreco è l’elemento distintivo della nostra società. Dove ci ha portato il lungo percorso della storia dell’uomo? All’Età dello Spreco.

La FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura) afferma in un rapporto che ogni anno sprechiamo, non utilizzandolo, 1,3 miliardi di tonnellate di cibo.

Ogni anno, il cibo che viene prodotto, ma non consumato, sperpera un volume di acqua pari al flusso annuo di un fiume come il Volga. Per produrre e buttare questa enorme quantità di cibo vengono utilizzati 1,4 miliardi di ettari di terreno, cioè un terzo della superficie agricola mondiale! Eppure tanto spreco coesiste con la fame e la denutrizione in vasti territori del mondo.

Quando camminiamo sul terreno tutti noi lasciamo un’impronta.

Così, indelebilmente, ognuno di noi ogni giorno lascia una traccia nell’ecosistema Terra.

Si chiama Impronta ecologica, una specie di misura della domanda di risorse naturali da parte dell’umanità e di ognuno di noi. A partire da questi ultimi 30 anni stiamo ogni anno consumando più risorse di quante possano essere riprodotte, divorando l’unico capitale prezioso per la nostra sopravvivenza: la Terra.

Per questo stile di vita ci servirebbe una Terra e mezza, ma ne abbiamo una sola!

Il pianeta ha la febbre, si chiama Surriscaldamento globale, conseguente all’aumento dell’effetto serra causato dall’aumento di immissione di gas serra nell’atmosfera, dovuto all’utilizzo di combustibili fossili e alle produzioni industriali.

Gli scienziati che si occupano dello studio del clima hanno chiari gli scenari funesti che ci aspettano se non facciamo un passo indietro, verso un comportamento più responsabile, meno improntato sullo spreco e sul consumo sfrenato.

Ma sono stati spesso ridicolizzati da una parte del mondo politico, dai media, dalla pseudoscienza.

E allora facciamo uno sforzo.

Ascoltiamo la Terra, ascoltiamo chi ci avverte, ci informa, e ci prega di fare in fretta a prendere coscienza. Ascoltiamo, informiamoci, distinguiamo tra informazioni sincere e meno sincere. E diamo il nostro contributo. Come? È semplice, fermandoci e voltandoci costantemente indietro per osservare la nostra impronta, affinché sia leggera. Più leggera sarà per la nostra Terra e più incisiva sarà nella vita di tutto il pianeta.

 

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