Fiammetta Borsellino a scuola con i bambini e le bambine di Montecrestese

Il giorno 9 aprile, a Montecrestese, si è svolta la cerimonia d’intitolazione della piazza che si trova tra il Comune e l’ingresso della nostra scuola Primaria, ai magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, alla presenza della figlia di Paolo, Fiammetta Borsellino.

Prima della cerimonia, la signora Fiammetta ha incontrato le classi riunite in un’aula della scuola. - Sono qui per far conoscere la figura di mio padre e di Giovanni, uomini siciliani, cresciuti insieme in un ambiente difficile, ma secondo valori di libertà e di giustizia, gli stessi valori che io, in qualità di figlia di Paolo che ha vissuto parte della sua vita con lui, sono qui a trasmettere e a diffondere – ci ha detto Fiammetta all’inizio del suo intervento. Ha poi spiegato che la mafia è un’organizzazione criminale che agisce non solo in Sicilia, ma ovunque veda la possibilità di ricavare denaro con facilità, senza rispettare le regole. Così si occupa di traffici di droga, di armi, s’infiltra in ogni attività economica corrompendo, minacciando, sopraffacendo, uccidendo chi la ostacola. Giovanni e Paolo hanno cercato di contrastarla per riaffermare la giustizia e la libertà delle persone e hanno sacrificato la loro vita, lavorando con coraggio, ma anche con umanità, cercando di comprendere perché certe cose accadono.

Qualcuno di noi ha chiesto: - Perché tuo padre è stato ucciso? Nessuno lo ha protetto? La signora Borsellino ha risposto che suo padre, come Giovanni e altri, è stato lasciato solo, alcuni suoi collaboratori, per paura o perché corrotti, lo hanno tradito e abbandonato. Paolo Borsellino diceva però, sempre, che la mafia è un elemento naturale, fatto di uomini, che ha avuto un inizio e avrà una fine, ma è necessaria la collaborazione di tutti, l’unione delle forze e l’appoggio e il sostegno della società che non deve girarsi dall’altra parte ed essere omertosa, ma che deve contrastare un mondo fondato sulla sopraffazione e sulla violenza. Giovanni e Paolo avevano capito che la mafia è anche un fatto culturale, un modo di pensare, e che, per contrastarla, serve l’istruzione, che ognuno conosca i propri diritti e i propri doveri, svolga il proprio lavoro con onestà, rispettando le regole.

La signora Borsellino ci ha fatto riflettere, anche noi bambini possiamo fare qualcosa per combattere la mentalità mafiosa: denunciare quando vediamo che le regole non sono rispettate e dare il nostro contributo per creare una società giusta e libera, compiere bene il nostro dovere, collaborare con gli altri e studiare, senza mai aver paura di dire da che parte stare: dalla parte del bene e non dalla parte della morte. La classe quarta (Scuola Primaria di Montecrestese - I.C. Fratelli Casetti)

Sul numero di Echino dal titolo Non legateci le Ali si parla di legalità ed etica. Tutti i nostri autori e le nostre autrici hanno cercato di farlo con la semplicità e la chiarezza che ci contraddistingue. Ed è così che sono nati i bellissimi articoli, le interviste e i reportage a persone e personaggi di alto profilo: dai volontari del Mercato equo-solidale e di Libera, fino ad arrivare a Falcone e Borsellino.