Ehi grandi! Aiutate noi piccoli con dei feedback efficaci!

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Il commento che un insegnante fa riguardo al compito svolto da un alunno, la frase che dice un allenatore rispetto a un movimento appena fatto da un atleta, la parola che dice un genitore a suo figlio quando combina un guaio o quando fa qualcosa di bello. Questi sono tutti esempi di feedback. Ma che cosa sono nello specifico?
Un feedback è l’effetto retroattivo di un messaggio su chi lo ha prodotto, ovvero ciò che riceve indietro rispetto a un messaggio o a un’azione chi ha prodotto quel messaggio o ha messo in atto quell’azione.
Come genitori, insegnanti, allenatori e come persone, quando diamo un feedback a qualcuno dovremmo chiederci perché lo stiamo facendo in quel caso specifico: vogliamo migliorare la prestazione di qualcuno? Vogliamo insegnare qualcosa? O condividere una cosa importante? O ancora vogliamo semplicemente sfogarci?
Questa riflessione ci è utile per capire se il feedback che stiamo fornendo in quel momento è utile all’altro oppure solamente a noi stessi (come nel caso in cui si dia un feedback negativo a qualcuno in modo aggressivo solamente per uno sfogo personale).
Esistono due tipi di feedback: i feedback APERTI (o sull’ESSERE): agiscono sull’autostima della persona che lo riceve e i feedback CHIUSI (o sul FARE): agiscono sulle competenze specifiche della persona che lo riceve
A loro volta, entrambi i tipi di feedback si dividono in positivi e negativi:
● I feedback APERTI POSITIVI agiscono in modo positivo sull’autostima della persona che li riceve. Un esempio: “ Bravo, ti sei impegnato molto!”.
● I feedback CHIUSI POSIVITI vanno a sottolineare la buona riuscita di qualcosa di specifico rispetto al comportamento della persona, dando indicazioni precise. Alcuni esempi: “Hai fatto un bel salto, piegando bene le ginocchia e caricando con le braccia proprio come dovevi”; oppure: “Hai fatto una bella verifica: hai risposto correttamente alle domande chiuse e hai scritto in modo completo in quelle aperte”.
● I feedback APERTI NEGATIVI sono i peggiori feedback che si possano dare perché agiscono in modo negativo sull’autostima della persona che li riceve dal momento che vanno a commentare negativamente la persona nel suo complesso, e non il suo comportamento. Un esempio: “Sei stato un disastro!”.
● I feedback CHIUSI NEGATIVI sono il miglior modo per sottolineare qualcosa di negativo in modo da poter migliorare: si va infatti a commentare sì negativamente, ma in modo preciso, il comportamento specifico della persona, non intaccandone l’autostima generale. Alcuni esempi: “Ho visto che hai fatto un salto senza caricare con le braccia e questo non ti ha permesso di slanciarti bene verso l’alto. Prova a fare in questo modo…”, oppure: “Ho visto che hai scritto queste parole dimenticando l’h. Ripassiamo la regola così da correggerle insieme.”.
Quando si fornisce un feedback negativo è importante essere il più precisi possibile rispetto a quale sia stato l’errore nel comportamento della persona. Dire semplicemente “Hai sbagliato!” non è sufficiente: questo commento infatti non dà nessuna indicazione precisa su che cosa la persona deve fare per poter migliorare. Inoltre, se utilizzato spesso, potrebbe portare chi riceve questo tipo di feedback a pensare di essere una persona che sbaglia spesso, cosa che a lungo andare danneggerebbe la sua autostima.
Con i bambini più grandi, ragazzi e adulti, si può chiedere direttamente a loro cosa pensano di aver sbagliato in una specifica situazione: in questo caso noi ci risparmieremmo la parte di chi deve fornire un commento negativo e al tempo stesso favoriremmo il ragionamento e l’autocorrezione.
Un modo interessante di fornire un feedback negativo (ricordiamoci: sempre sul FARE, mai sull’ESSERE), può essere la tecnica del “feedback sandwich”. Questa tecnica consiste nel “rivestire” il commento negativo con dei commenti positivi. Ad esempio, se vogliamo dire a qualcuno che ha sbagliato un movimento, potremmo dire: “Bene, ho visto che ti sei impegnato… (complimento), ora lavoriamo un po’ sulla precisione in questo modo… (commento negativo riferito a una parte di gesto non riuscita perfettamente o alla parte del compito scorretta). Ora riproviamolo e vedrai che verrà ancora meglio! (commento positivo generale)”.
In questo modo, soprattutto se si ha a che fare con bambini piccoli, i quali sono molto suggestionabili dai commenti dati dagli adulti di riferimento, possiamo correggere dei comportamenti sbagliati, spronando il miglioramento ma senza abbattere l’umore o la motivazione della persona che abbiamo di fronte.
Questo tipo di feedback però non può essere dato in continuazione: se lo stesso comportamento errato viene messo in atto più volte, è meglio andare a fornire un feedback più specifico e “tecnico”. Inoltre è importante che i complimenti iniziali e i commenti positivi generali siano sinceri (non posso dire a qualcuno “sono contento che tu ti sia impegnato” quando siamo di fronte a una persona chiaramente molto svogliata).
È importante che ognuno personalizzi e faccia propri i feedback più efficaci. Non sempre è possibile pensare a cosa dire e a come farlo, ma esserne a conoscenza ci dà la possibilità di rifletterci.
Dott.ssa Mirta Veniani

Immagine dal web

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