Edward Colston: uno schiavista passato alla storia come filantropo

Quella che vedete nella foto è la statua dedicata a Edward Colston che fino a due giorni fa era collocata in una città inglese: Bristol.

Se cerchiamo in rete informazioni su questo signore, nato nel 1636 e morto nel nel 1721, la prima cosa che leggiamo di lui è che era un mercante ed un filantropo. Oltre che questa statua gliene sono state dedicate altre e anche dei ritratti, il più celebre dei quali è esposto alla National Portrait Gallery, a Londra, la più celebre Galleria di ritratti nel mondo. A lui sono state intitolate anche diverse strade perchè coi proventi delle sue diverse attività aveva finanziato la costruzione di scuole, ospedali, ospizi, chiese a Bristol, a Londra e in altre città del regno.

Una persona buona e generosa direte... beh, proprio no perchè se è vero che era un mercante è necessario specificare quale era la merce di cui faceva commercio: gli schiavi! Nel 1680 era entrato a far parte della Royal African Company (RAC) che aveva il monopolio della tratta degli schiavi dell'Africa occidentale che era formalmente guidata dal fratello del re Carlo II, che più tardi salì al trono con il nome di Giacomo II. La compagnia marchiava gli schiavi - comprese le donne e i bambini - con le iniziali RAC sul petto. Si ritiene che abbia venduto circa 100.000 persone dell'Africa occidentale nei Caraibi e nelle Americhe tra il 1672 e il 1689 e fu attraverso questa compagnia che Colston fece la maggior parte della sua fortuna, utilizzando i profitti per passare al prestito di denaro. Poi un po' forse per pulire la sua coscienza ma soprattutto perchè riteneva giusto che i soldi guadagnati con la schiavitù del popolo africano fossero utilizzati per far vivere meglio le persone povere inglesi donò grandi cifre ed è passato alla storia come filantropo.

Purtroppo succede che persone che hanno commesso atti terribili, di grandissima disumanità, poi vengano ricordate solo per aver fatto qualcosa di buono, seppure sfruttando gli atti disumani.

Questa statua è stata abbattuta lo scorso sabato 6 giugno. Da molto tempo erano state fatte petizioni e richieste varie per toglierla da lì ma queste richieste non erano mai state accolte. Ed è arrivato il momento in cui una folla di persone arrabbiate ha deciso di abbatterla. La causa di questa rabbia è stata il grande movimento contro il razzismo nato negli Stati Uniti dopo la morte di George Floyd ucciso da un poliziotto lo scorso 25 maggio a Minneapolis e diffusosi in pochi giorni in tutto il mondo. Per fortuna non solo i virus si diffondono, in questo caso si è trattato di una epidemia giusta: migliaia di persone scese in piazza in tutto il mondo, e anche in tante piazze italiane, contro il razzismo con gli slogan #idontbreath e #blacklivesmatter. #idontbreath nasce dalle ultime parole dette da Gerorge Floyd mentre il poliziotto lo stava uccidendo schiacciando la sua gola con un ginocchio: quasi 9 minuti durante i quali nessuno degli altr polizioti presenti è intervenuto e alcune persone osservavano attonite. #blacklivesmatter vuol dire che le vite dei neri contano: certo che contano, ogni vita conta!

Distruggere la statua è stato un atto di disobbedienza, di quelli che a volte sono considerati necessari. Come quello che compì Rosa Parks che nel 1955, 65 anni fa, decise di sedersi in un autobus su uno dei posti riservate alle peraone dalla pelle bianca. Gli atti di disobbedienza a volte arrivano dove non arriva la legge: quella statua avrebbe dovuto essere tolta da lì molto tempo prima dalle autorità britanniche quando la nazione era diventata consapevole di dover combattere il razzismo così come la legge che impediva a Rosa Parks di sedersi in quel posto avrebbe dovuto essee abrogata in una nazione che si considerava civile e progressista.

Donatella Caione, 8 giugno 2020

In queste foto potete vedere il ritratto di Colton alla National Portrait Gallery e le scene dell'abbattimento della statua.
Non desideriamo pubblicare invece la foto della morte di George Floyd, ricordiamo invece perché stato ucciso: accusato di aver usato una banconota da 20 dollari falsa.

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