EDUCAZIONE EMOTIVA PER BAMBINE E BAMBINI, SENZA STEREOTIPI

Le emozioni, si sa, hanno un ruolo centrale nello sviluppo dei bambini. Imparare a riconoscere cosa si sta provando e gestirlo in maniera funzionale è davvero fondamentale per il benessere dei piccoli. Spesso si pensa che questa capacità sia innata in ognuno di noi, ma, in realtà, non è così. L’influenza del mondo circostante, infatti, è fondamentale. Dapprima il contesto familiare, ma anche la scuola e le altre agenzie educative rivestono un ruolo centrale nell’educazione emotiva dei bambini. Esse offrono la base su cui i piccoli imparano a riconoscere e a gestire le proprie emozioni. Negli ultimi anni sta notevolmente aumentando l’attenzione all’educazione emotiva, ma, purtroppo, ancora troppo spesso, non se ne comprende pienamente l’importanza. Una buona educazione emotiva, infatti, è essenziale per uno sviluppo sereno ed equilibrato dei bambini.

 

L’educazione emotiva diventa, dunque, centrale. Ma come si fa ad educare i bambini a riconoscere e a gestire le proprie emozioni? Aiutare i bambini in questo compito non è sempre semplice. Non è sempre facile per noi adulti, infatti, stare in contatto con le emozioni dei bambini. La tendenza, solitamente, è quella di giudicarle. Si pensi, ad esempio, alla rabbia o alla tristezza. Quante volte, di fronte al pianto disperato di un bambino, ci viene da consolarlo dicendogli “Non c’è nessun motivo per cui tu sia triste”? Oppure, di fronte a un momento di rabbia del piccolo, esclamare “Non essere arrabbiato”? Sono tutte situazioni molto frequenti, in cui tutti noi ci ritroviamo quotidianamente. Ma queste frasi servono davvero ai bambini? In realtà, queste risposte, oltre a essere pressoché inutili, possono essere, nel lungo periodo, davvero molto dannose. Possiamo considerarle inutili perché, spiegando al bimbo che non deve provare quell’emozione, non è che quell’emozione viene automaticamente cancellata. E, inoltre, sono potenzialmente dannose, perché trasmettono il messaggio che provare quello stato d’animo sia sbagliato. A lungo andare, infatti, il bambino può iniziare a far propria l’idea che è meglio non esprimere quell’emozione e, dunque, tenersela per sé. L’emozione, quindi, non viene cancellata, ma negata. Diventa fondamentale aiutare i bambini a dare un nome a quello che stanno provando, sostenendoli nel riconoscere ciò che sentono. Questo non significa legittimare ogni reazione del piccolo, ma riconoscere l’emozione che vi sta dietro. Ogni emozione, in quanto tale, merita di essere vissuta. Partendo da qui, di riflesso, si lavora sulle modalità di gestione dell’emozione stessa, in modo da imparare ad esprimerla in maniera funzionale e costruttiva.

 

Come detto precedentemente, l’educazione emotiva non è sempre semplice. Occorre “stare” nell’emozione del bimbo, senza farsi travolgere o cercare a tutti i costi di trovare una soluzione. Significa non giudicare quell’emozione, perché ognuna, in quanto tale, merita di essere vissuta. Educazione emotiva per bambine e bambini significa anche andare oltre a quegli stereotipi in cui, tutti noi, ogni giorno cadiamo. Cosa significa? Significa che anche nell’educazione emotiva non vi è equità di genere. Senza accorgercene, infatti, quotidianamente mettiamo in atto piccole e grandi discriminazioni. Spesso, infatti, non ci si rende conto di come l’educazione emotiva viene svolta diversamente per le bambine e per i bambini. Un esempio? “Non fare la femminuccia” detta ad un bambino che piange, oppure “Sei proprio un maschiaccio” di fronte ad una bambina con scoppi di rabbia. Frasi apparentemente dette senza un significato preciso, ma che modellano l’identità di bambini e bambine. La sensibilità, dunque, diventa una prerogativa del mondo femminile, mentre l’aggressività e la forza sono tipici del mondo maschile. Ma è davvero così? Frasi pronunciate senza cognizioni di causa, che ai più non fanno nemmeno effetto, perché insito nella nostra cultura avere certe aspettative sulla gestione emotiva di bambini e bambine.

Purtroppo situazioni di questo tipo succedono quotidianamente: a casa, a scuola, al parco giochi e nelle società sportive. Insomma, ovunque. E’ talmente insito in noi che raramente ce ne rendiamo conto.

 

In maniera del tutto inconsapevole, si trasmettono modelli. Il modo in cui parliamo, in cui ci rivolgiamo ai bambini e alle bambine va a definire la visione che loro hanno di sé stessi.Illuminante, a tale proposito l’attività di Associazione Donne in Retee della Casa Editrice Mammeonline. Con il testo “La grammatica la fa…la differenza” viene evidenziato come il linguaggio comune influenzi il nostro modo di percepire il mondo, anche emotivo. Sono otto, tra storie, poesie e racconti, per riflettere sulla correttezza lessicale e mettere pensiero al rispetto delle differenza tra i sessi. Il modo in cui parliamo da forma al mondo in cui viviamo e a noi stessi. La cultura modella la nostra percezione di noi stessi, le aspettative e i modelli a cui tendere. Non è una questione biologica, ma culturale, e si muove come una sorta di profezia che si autoavvera.

 

Per questo diventa fondamentale, anche nell’educazione emotiva, andare oltre agli stereotipi di genere,in modo da educare bambini e bambine in quanto persone.

 

Dott.ssa Annabell Sarpato

 

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