Echino intervista Annamaria Piccione

Echino intervista Annamaria Piccione

Ciao Annamaria, tu non mi hai mai visto ma mi sono intrufolato anche io agli incontri che hai tenuto a Foggia il 24 maggio, la mattina con i ragazzi e le ragazze a Zapponeta e il pomeriggio con ragazze e insegnanti a Foggia. Sono rimasto molto colpito intanto dalla tua capacità di far emozionare e commuovere e un momento dopo far scoppiare a ridere, ma soprattutto di alcune cose che hai detto e che vorrei raccontassi anche ai miei lettori e lettrici. Ti va di farlo?

Certo che sì e con molto piacere!

Partendo dal libro E' arrivato l'ambasciatore (il libro racconta di Ayub, che dall'Eritrea parte per l’Italia per cercare il fratello Hakim, nella speranza anche di riportare il sorriso sulle labbra della mamma. Un lungo viaggio in mare, a bordo di uno dei tanti barconi pieni di disperati, poi l’arrivo e il trasferimento in un centro di identificazione, dal quale Ayub riesce a fuggire; nella sua fuga frenetica finisce sotto le ruote dell’auto di un anziano medico: Michele il cui intento è soltanto di soccorrere il ragazzino ma fra loro nasce un forte rapporto in seguito al quale succedono tante altre cose...) durante l'incontro con ragazzi e ragazze hai parlato dell'importanza dell'accoglienza. E hai spiegato che per noi è proprio necessario e utile accogliere, mi spieghi meglio cosa vuoi dire?

Non abbiamo alternative all’accoglienza, da tutti i punti di vista. Intanto perché aiutare chi ha bisogno è un dovere, se vogliamo continuare a definirci esseri umani. Inoltre io non considero l’arrivo dei nuovi compagni di viaggio un problema, ma una risorsa. Girando per l’Italia vedo troppe case e campagne abbandonate, molti piccoli paesi spopolati e somiglianti a villaggi fantasma: vuote le vie, i vicoli, le piazze. Per non parlare dei nostri anziani che sono sempre più soli o di molti mestieri che stanno cadendo nel dimenticatoio. Approfittiamo invece di questa nuova energia che arriva da Paesi diversi dal nostro. Considero folle chiudere queste persone in centri spesso poco confortevoli, dove non si ha nulla da fare, peggio delle prigioni. E a chi mi dice che “i migranti sono un problema”, rispondo citando Watching the wheels di John Lennon: “Non esistono problemi, ma solo soluzioni”.

Giustamente dici che non ti piace la parola integrazione? Vuoi spiegare ai miei amici e alle mie amiche perchè?

Integrarsi significa adeguarsi, assimilarsi a qualcun altro, rendersi simile a lui. Secondo me c’è una g di troppo! La parola giusta è interazione, che implica influenza reciproca, scambio, condivisione di diverse identità, senza prevalere o imporre. Uno dei miei colori preferiti è l’arancione, che si ottiene unendo il rosso e il giallo. Non a caso l’arancione simboleggia l’armonia e l’equilibrio.

Forse nei prossimi giorni verrà approvata la legge sullo ius soli. Sarà vero?

Lo spero, anche se mi capita di scontrarmi con persone, a volte persino insegnanti (secondo me non degni del proprio ruolo) che sostengono che lo ius soli metta a rischio la presunta “identità italiana”, dimenticando che l’identità non è fissa e immutabile, ma cambia nel tempo. Io sono siciliana, ossia un miscuglio di tanti popoli che nei secoli sono sbarcati nell’isola, non sempre in maniera pacifica. Chi nasce in un’isola sa che sul mare non si possono costruire i muri e dal mare può arrivare di tutto, amici e nemici. La storia ci insegna che è impossibile fermare un flusso migratorio, dunque è meglio accogliere in amicizia: e sono sicura che tra vent’anni la Sicilia sarà ancora più bella, grazie a questi ragazzi e ragazze che arrivano da molto lontano.

Tra le domande che ti hanno fatto a Zapponeta, mi ha colpito che qualcuno ti ha chiesto perchè il libro ha un lieto fine e qualcuno perchè c'è un avvenimento molto triste. Secondo te nella realtà ci sono abbastanza lieti fine?

Questo mio pallino del lieto fine mi viene spesso rimproverato, specie da chi preferisce i corvi ai gatti! Chi pensa che il lieto fine sia solo una caratteristica delle fiabe difficilmente diventerà mio amico, anzi forse troverà pochi amici, perché a nessuno piace circondarsi di uccelli del malaugurio. Personalmente credo nel lieto fine, nella vita prima che nei libri. Solo che non è scontato, ma bisogna impegnarsi per ottenerlo. Vale la pena di combattere per essere felici, anche se qualcuno pensa che non sia possibile. Se non si crede nella felicità, nella ricerca della felicità, sarà impossibile imbattersi in essa. E si trascorrerà tutta la vita a lamentarsi della propria sfortuna!

Lo so che è una domanda di quelle che possiamo fare solo noi bambini di cartoncino, ma secondo te c'è un modo per risolvere il "problema" dei migranti? Se tu fossi uno dei Capi di Stato che si sono incontrati in questi giorni nella tua bella terra, che cosa faresti?

Direi loro di aiutare di più e accumulare di meno, di stringere le mani che vengono tese, di costruire corridoi umanitari invece dei muri, di privilegiare la felicità sugli affari. Alla fine dell’Ottocento un grandissimo scrittore siciliano, Giovanni Verga, scrisse un romanzo dal titolo Mastro Don Gesualdo, il cui protagonista vive col solo scopo di diventare ricco. Ci riesce e diventa ricchissimo, solo che alla fine anche lui invecchia e muore: ma se ne va da solo, senza nessuno che gli voglia bene, come succede spesso agli spilorci. Le persone generose invece amano e sono riamate, non rimarranno mai sole. Ecco perché la generosità conviene. Sempre.

Grazie Annamaria, sono felice di essere tuo amico!

 

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Foto dell'incontro di Annamaria Piccione con i ragazzi e le ragazze di Zapponeta. L'incontro ha concluso il percorso svolto dalle classi prima attraverso la lettura e discussione tra loro del libro e poi con la realizzazione di alcuni lavori ad esso ispirati.

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