E adesso, silenzio...

Fate silenzio! Silenziooo!!! Ssss... Shhh... 

Avete mai notato che ci sono diversi modi per chiedere il silenzio? Dipende da dove ci troviamo, dal motivo per cui vogliamo il silenzio, e da come stiamo noi in quel momento. Perché una cosa è chiedere gentilmente un po' di tranquillità e ben altra faccenda è mettersi a gridare, domandando ai presenti di fare silenzio. Che se ci pensiamo attentamente non ha molto senso: perché dobbiamo urlare per avere il silenzio?

Ricordo quando uno dei miei professori all'università, prima di iniziare le lezioni, per ottenere attenzione in aula e farci smettere di chiacchierare, se ne stava semplicemente zitto.

Allora succedeva che noi studenti, nel vederlo lì, fermo, in piedi di fianco alla cattedra e muto, iniziavamo piano piano a guardarlo e a non fiatare più. A questo punto, nel silenzio più totale, il professore iniziava a spiegare l'argomento del giorno.

Qualcuno di noi ha mai provato questa tecnica? Io sì e, a parte qualche caso particolare, devo ammettere che funziona.

 

Ma perché si chiede silenzio? Per quale motivo, soprattutto in certi momenti, abbiamo bisogno del silenzio? E soprattutto, che cos'è per noi il silenzio? 

Silenzio non significa solo assenza di rumore e mancanza di parole. Può significare tante cose: pace, calma, tranquillità, rilassamento, ascolto, riflessione, attenzione, studio...

A me, per esempio serve silenzio quando desidero rilassarmi e concentrarmi. Avete mai sentito parlare del silenzio creativo? 

A volte succede che quando ci immergiamo in qualche attività che ci appassiona, siamo così concentrati che sembra non esistere nient'altro. In questo modo ci può accadere di esplorare nuove possibilità e di fare scoperte davvero sorprendenti.

Sapete che a qualcuno non piace il silenzio? A qualcun altro mette paura!

Dato che mi occupo da un po' di tempo di laboratori di musica, e nella musica il silenzio è molto importante, qualche anno fa ho iniziato a chiedere ai bambini e alle bambine che incontro a lezione, che cosa significa per loro il silenzio. Mi arrivano sempre risposte molto interessanti, ma soprattutto è bello notare come le riflessioni cambiano, quando si parla del silenzio prima e dopo averci giocato.

Prima di conoscerlo per bene, di solito si tende a dire che il silenzio è legato a cose che non si possono fare, come parlare o muoversi liberamente. Dopo aver giocato con il silenzio invece, viene descritto come qualcosa che ci fa compagnia, ci aiuta ad ascoltare meglio e addirittura ci fa divertire.

 

Qualcuno si starà chiedendo: “Ma, si può giocare col silenzio?”. Certamente, e ora vi propongo un paio di attività che di solito riscuotono un certo successo.

La prima si chiama “Trasloco silenzioso”. Per chi non lo sapesse, il trasloco è quando dobbiamo spostare dei mobili da una casa a un'altra. Noi ovviamente non sposteremo dei mobili ma degli oggetti, meglio se non troppo grandi, ma rumorosi, come piccoli strumenti musicali (per esempio campanellini e maracas), il nostro astuccio con dentro i pastelli, un mazzo di chiavi...

Funziona così. Prepariamo due zone, un po' lontane fra loro: possono essere due sedie, due tappeti, due scatole... In una mettiamo gli oggetti che abbiamo scelto, mentre l'altra è vuota.

Il gioco consiste nello spostare tutti gli oggetti da un posto all'altro cercando di non fare rumore. Sembra facile? Bisogna provare, poi mi direte! Ricordatevi che come penalità contano anche i rumori dei passi e le risate che di solito scappano in questi casi. Attenzione: non occorre fare in fretta e spostare le cose tutte in una volta.

Provate a sfidare fratelli, sorelle, genitori... Chi riuscirà a fare meno suoni?

 

Per la seconda attività che vi propongo invece vi servirà un'altra persona, a cui verrà chiesto di sedersi davanti a voi, mostrandovi la schiena, e di tenere in mano un foglio e un pennarello.

Voi non dovete fare altro che “suonare” sulla sua schiena. Se appoggiate per breve tempo la mano aperta sulla schiena, una volta, potete trasmettere un suono breve. Due tocchi sono due suoni. Se accarezzate la schiena, tracciando una linea immaginaria potete invece indicare un suono lungo. Ad ogni vostro tocco sulla schiena corrisponderà quindi un suono e poi un segno, che verrà tracciato sul foglio dal vostro compagno o compagna di gioco.

Sarà divertente notare come a volte, a un certo tocco non corrisponde il “disegno” che aveva in mente chi ha “suonato”, ma qualcosa di diverso!

Per prepararsi al meglio a questa attività, consiglio di fare prima qualche massaggio alla schiena. E per capire bene come giocare, la redazione di Echino vi invita a guardare questo video in cui Elisa legge il suo albo illustrato e vi mostra il gioco)

 

Cosa ne dite? Vi va di provare questi giochi? 

Alla fine riflettiamo sul tipo di silenzio che abbiamo provato: si tratta di un silenzio che ci mette in difficoltà o di un silenzio divertente e rilassante?

Mi piacerebbe leggere qualche vostra risposta, e magari anche qualche altro gioco che vi piace fare, collegato al silenzio.

Basta scrivere a echinogiornalebambino@gmail.com 

A presto!

Elisa Vincenzi