D’ESTATE: RISVOLTI EMOTIVI E PSICOLOGICI DELLA STAGIONE PIU’ CALDA CHE C’E’.

L’estate, dicono, è uno stato d’animo più che una stagione. I mesi del caldo, del sole, delle vacanze, delle stelle cadenti, dei tuffi nel mare, dei lunghi pomeriggi e delle serate spensierate, rappresentano infatti una parentesi di vita gradita a molti e che influenza positivamente l’umore, rendendo felici e pieni di energia. Per altri, invece, l’estate rappresenta un periodo in cui si amplificano ansia, insicurezza e malumore. Come si può spiegare questa variabilità interindividuale?

Innanzitutto occorre sottolineare che le differenti modalità con cui le stagioni si intersecano col mondo psichico ed emotivo degli esseri umani sono un argomento di studio sin dall’antichità. Ippocrate, famoso padre della medicina, ha elaborato nel V secolo a.C. una teoria detta “dottrina degli umori”, che tenta di spiegare l’insorgenza delle diverse malattie attraverso la presenza di uno squilibrio tra i livelli dei quattro umori che si trovano nel corpo. Secondo Ippocrate questi umori sono la bile nera, la bile gialla, il flegma ed il sangue; ognuno di essi interagisce con un elemento differente dell’universo e dell’atmosfera, e determina la malattia e lo stato psichico ed emotivo dell’individuo.
La bile nera, ad esempio, è legata alla terra, mentre la bile gialla al fuoco; il sangue all’aria, ed infine il flegma all’elemento acqua. Ippocrate ed i suoi seguaci vedono quindi l’uomo sia come un tutt’uno con il mondo, sia come un’unità di mente e di corpo: infatti i livelli di umori interni influenzano sia lo stato emotivo, sia la presenza di una malattia organica, sia la personalità di ognuno. In quest’ottica, anche il cambiamento stagionale ha la sua importanza nel caratterizzare lo stato psico-fisico individuale: in inverno, secondo questa teoria, si osserva un aumento di bile nera responsabile della melanconia, che oggi chiamiamo “depressione”; in estate si ha invece una maggior produzione interna di bile gialla, causa di stati d’animo collerici ed ansiosi definiti oggi come “episodi maniacali”.
Tipiche manifestazioni cognitive ed emotive di questi ultimi sono il senso di euforia e di grandiosità, l’entusiasmo, l’attenzione fluttuante, il comportamento compulsivo, la loquacità logorroica ed una cordialità spesso invadente ed inopportuna. A quanti di noi, senza arrivare a livelli di intensità patologica, capita di provare tali sfaccettature emotive durante i caldi mesi estivi?

Anche teorie più attuali hanno riletto in chiave neuro-scientifica questa associazione tra l’alternanza stagionale e lo stato psico-fisico individuale, sottolineando, per esempio, l’effetto diretto che il sole ha sulla produzione cerebrale di serotonina, il famoso neurotrasmettitore del buon umore dall’effetto anti-depressivo e stimolante.
La serotonina abbassa i livelli di stress ed è strettamente collegata alla melatonina, ovvero l’ormone che regola il ritmo sonno-veglia. La melatonina viene prodotta solo nelle ore buie, ma tale produzione è dipendente dalla quantità assorbita di luce: studi hanno documentato come l’esposizione mattutina ai raggi solari induca una maggiore produzione serale di melatonina, con una conseguente facilità all’addormentamento, una miglior qualità del sonno ed effetti benefici anche sulla sindrome pre-mestruale e sui disturbi d’ansia. Un altro esempio di come il nostro organismo venga influenzato positivamente dalla bella stagione è la diminuzione dei livelli di cortisolo (l’ormone che favorisce l’accumulo di grasso corporeo): la luce del sole infatti attiva la trasformazione del colesterolo in vitamina D, la quale agisce a sua volta sugli ormoni responsabili dello smaltimento del grasso in eccesso e dell’aumento di vitalità, creatività ed energia. Questa importantissima vitamina viene prodotta anche dal derma durante l’esposizione ai raggi solari: ecco quindi spiegato in parte l’entusiasmo, l’allegria e la vivacità che pervadono molte persone nei mesi estivi.

Cosa accade però in questo periodo a coloro che invece soffrono di disturbi depressivi?
Purtroppo, coloro che si trovano in questo stato di disagio e malessere possono percepire un forte divario tra sé e la realtà circostante. L’estate infatti, come si è detto, è una stagione globalmente associata al divertimento e alla spensieratezza, e ciò non fa che acuire il senso di isolamento e difficoltà in chi non prova questa gamma di emozioni.
Esistono inoltre fenomeni depressivi stagionali, i cosiddetti “SAD” (Seasonal Depressive Disorder), che sono generalmente legati alla stagione fredda, ma che possono presentarsi anche nei mesi caldi in soggetti predisposti. Il primo ad identificare questo tipo di disturbi è stato Norman Rosenthal, professore di psichiatria alla Georgetown University School of Medicine di Washington, il quale sottolinea come la SAD sia una condizione seria, che porta a dormire poco e male, a mangiare meno e che può sfociare in una vera e propria depressione. La forma estiva della SAD ha iniziato ad essere analizzata e studiata solo di recente, in quanto colpisce molte meno persone rispetto a quella autunnale. I sintomi che la caratterizzano sono la perdita di appetito, l’insonnia, l’agitazione e l’irritabilità. Per quanto riguarda lo stato di irritabilità, esso potrebbe essere ricondotto al senso di impotenza derivante dalla difficoltà nel gestire il caldo e l’afa, fattori su cui non si può avere alcun controllo. La mancanza di energie dovuta alle temperature elevate può aggravare uno stato di anedonia pre-esistente, e può influire negativamente sull’umore di chi è particolarmente attento alla propria performance e percepisce di non poterla effettuare nel modo abituale per via di tale sensazione di spossatezza.
L’insonnia è il terzo aspetto che lega caldo e depressione, poiché le difficoltà di addormentamento o di mantenimento del sonno sono comuni sia tra i depressi sia tra chi soffre il caldo, e conducono molto spesso a irritabilità e nervosismo durante il giorno, creando un circolo vizioso.
Il caldo induce quindi delle manifestazioni psico-fisiche che amplificano i sintomi depressivi e che ne mimano la natura. Anche per quanto riguarda la SAD estiva, giocano un ruolo chiave gli ormoni: infatti la minor produzione di melatonina, determinata dall’aumento delle ore di luce, può intensificare i sintomi dell’insonnia in soggetti psico-patologici o predisposti, così come può influire negativamente sul ritmo sonno-veglia.

Nel caso quindi l’estate non fosse una fonte di gioia ed euforia, bensì di disagio, cosa si può fare? Innanzitutto occorre tentare di mantenere il più costante possibile il proprio ritmo circadiano, cercando di coricarsi e di alzarsi sempre alla stessa ora, utilizzando accorgimenti quali l’oscuramento della stanza o l’utilizzo di mascherine. Un secondo accorgimento è quello di proteggere gli occhi durante il giorno indossando occhiali da sole, in modo tale che il nervo ottico rilevi una minor quantità di luce e favorisca la produzione di melatonina, che come si è detto, avviene esclusivamente al buio. Inoltre occorre cercare di fare esercizio fisico, mantenendosi attivi e motivati. Uscire con gli amici, passare molto tempo immersi nella natura, cercare di ritagliarsi momenti di relax al fresco con un tuffo al mare o una lettura all’ombra di un albero, possono rendere le giornate calde ed estive meno pesanti ed aiutare a costruirsi nuovi ricordi positivi di esperienze piacevoli e serene! Senza dimenticare, nel caso in cui il disagio sia forte, di contattare uno specialista che possa aiutare nell’affrontare la sofferenza e nel tornare a godere del proprio tempo, sia esso quello caldo dell’estate o quello freddo dell’inverno.

Dott.ssa Chiara Caretti,
Associazione Psicologi del VCO.

randomness