IL re senza nome ma con la corona in testa

Illustrazione di Chiara Fabbri Colabich

Un giorno, nella grande e popolosa città di Wuhan, nacque un Re.

E sebbene il Re fosse nato già con la corona in testa, non ci fu nessuna festa.

Perché lui era nato davvero piccolo, più piccolo di una piccola formica quindi, non si vedeva mica. 

Per lo meno non ad occhio nudo.

Era il settimo discendente di una famiglia reale che aveva l’abitudine di creare la propria reggia in un animale. 

Lui, ad esempio, aveva costruito il suo castello, nientedimeno che in un pipistrello! 

Lì, in quel buffo animale, non accadeva niente di buono e lui, seduto sul suo minuscolo trono, pensava:

- Così piccolo, sconosciuto e senza nome, rimarrò l’unico Re senza gloria.

Ma un giorno il pipistrello fu portato al mercato del pesce ed è proprio qui che comincia la storia.

Il piccolo Re, con la corona in testa e senza nome, non si sa perché e non si sa come, decise di lasciare il pipistrello per costruire altrove il suo castello. 

Detto fatto, e saltò in una cellula umana, ma ahimè il tipo si ammalò nel giro di una settimana. 

Starnutiva e tossiva senza coprirsi la bocca, e questa fu una cosa sciocca, perché anche quelli che gli stavano vicino si ammalarono un pochino.

Chi più, chi meno. 

Il Re trovò la cosa interessante e cominciò a saltare di qua e di là.

-Che spasso, mi diverto un sacco! -, e più la gente si ammalava, più lui tornava all’attacco, finché un giorno una poveretta cominciò a respirare così male che fu portata in ospedale. 

Fu proprio qui che il piccolo re incontrò il dottor Li, un medico oculista che ci vedeva davvero molto bene.

- E tu chi sei? - , chiese stupito il dottore. 

- Un Re, non vedi la mia corona?

Illustrazione di Chiara Fabbri Colabich

Il dottor Li si grattò la testa preoccupato, era un grande esperto di virus con la corona, ma questo...

- Da dove salta fuori? È nuovo, c’è sempre stato oppure è un virus mutato? - si chiese lo specialista.

Aveva bisogno di un consulto urgente e quindi chiamò altri dottori.

- Sono importante veramente! - pensò il piccolo Re.

I dottori lo studiarono a fondo e arrivarono a queste conclusioni:

- È un nuovo coronavirus, 

- Più terribile di Re Sars, 

- È un Sars-Cov 2, 

- È molto aggressivo,

- È estremamente infettivo,

- C’è da aver paura, contro di lui non abbiamo una vera cura! 

- Bisogna isolare la nostra città, non può volare via o ci sarà il rischio di una pandemia! 

Il piccolo re, nato con la corona in testa, ascoltava incuriosito il dialogo dei dottori e non ci capì quasi niente.

Tranne due cose.

Primo: ora aveva un nome.

Secondo: aveva il potere distruggere l’umanità ed ora sapeva come.

Doveva scappare e non aveva tempo da perdere, per espandere il proprio regno doveva fare in fretta!

E quando la città di Wuhan fu isolata completamente, il Re era già in un altro Continente e si divertiva a saltare da un Paese all’altro. 

La notizia arrivò ai Capi di tutte le Nazioni.

- Bloccate le comunicazioni, chiudete tutti gli aeroporti e che le navi restino ferme nei porti! -, fu l’ordine categorico.

- E le navi che devono arrivare?-, chiese un funzionario portuale.

- Che restino in quarantena in mezzo al mare, almeno per 15 giorni-

A Re Sars-Cov 2 sembrava facile la conquista perché così piccolo sfuggiva alla vista. 

- Diventerò padrone del mondo! - diceva tra sé e sé, intanto infettava tutto quello che incontrava.

Che disastro che brutta situazione!

Molte persone morivano d’infezione e da un giorno all’altro ogni semplice cosa era diventata rischiosa. 

Andare a scuola, oppure in ufficio, fare la spesa, perfino andare in Chiesa, tutto era imprudente. 

Si diffuse il terrore tra la gente.

Bisognava trovare una soluzione!

A dire il vero, all’inizio ci fu un po' di confusione tra i vari Capi di Governo, ma infine concordarono una strategia.

- Combatteremo questa pandemia. Andrà tutto bene! Ma dobbiamo collaborare -  e dissero le cose da fare.

Il perfido Re non aveva fatto i conti con le persone…

Queste, per prima cosa, impararono per bene a lavarsi le mani col sapone.

Prima il dorso, poi il palmo e infine le dita, una per una, contando a mente oppure ad alta voce almeno fino a venti. 

Poi disinfettarono tavoli, sedie e pavimenti.

Infine dissero: 

- Io resto a casa! 

- Povero me! -, esclamò il Re che ora aveva un nome, capendo che non sarebbe stato facile portare avanti la sua missione.

E infatti, da quel giorno, non trovò più mercati o posti affollati nei quali intrufolarsi liberamente saltando tra la gente per infettare tutti quanti. 

Nei supermercati si entrava uno alla volta ed erano obbligatori mascherine e guanti. 

- Che tragedia! -  pensò il Re

- Ho cantato vittoria troppo presto.

Cosa faccio? Mi arrendo oppure resto? -

Si arrende, si arrende...

Perché la storia finisce così:

Non si sa quando, non si sa dove, ma qualche scienziato scoprirà il punto debole del perfido virus con la corona in testa.

Ed allora, tutti assieme, faremo una grande festa!

Testo di Anna Bosco
Illustrazioni di Chiara Fabbri Colabich

Commenti

libro bellissimo, simpatico ed istruttivo. complimenti all 'autrice.

Testo bellissimo. Stimola la creatività e come non arrendersi mai. L'autrice sa dire la verità con delicatezza. "Tutti assieme faremo una grande festa," qualche scienziato scoprirà il punto debole". Mi piace l'amore che Anna Bosco ha per il prossimo e per la scienza, due binari che ci faranno viaggiare bene nel treno del futuro. Complimenti Anna.

mi piace moltissimo questa storia è davvero bella e spiega molto bene la storia sul corona virus . !!!!!!!

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