Combattiamo l’omolesbobitransfobia a scuola ricordando Maria Paola

Se è già una cosa profondamente dolorosa dover commentare i femminicidi è altrettanto terribile dover evidenziare gli orribili titoli ed articoli di tanti giornali che ne parlano.

Maria Paola Gaglione era in motorino con il suo compagno, il fratello di lei l'ha volontariamente investita. Maria Paola è caduta dal motorino, ha urtato contro un tubo per l'irrigazione, ed è morta immediatamente.

Maria Paola era sul motorino con Ciro, il suo compagno. Ciro, che è stato meno sfortunato e non ha perso la vita sebbene dopo la caduta dal motorino sia stato anche picchiato, è un ragazzo transgender.

Una tragedia immensa, che nasce dall'ignoranza, dalla discriminazione, dai pregiudizi. Una tragedia che nasce da una mentalità a causa della quale un uomo crede di poter disporre della vita di una donna, che sia la moglie o la fidanzata o la figlia o, come in questo caso, la sorella. Mentalità patriarcale si chiama, perchè è un retaggio delle antiche famiglie in cui il padre era il capo famiglia e deteneva il potere, un retaggio di millenni.

Il fratello, l'assassino, ha dichiarato che la sorella era stata infettata dal suo compagno. Ma chi è infetto è lui, il fratello. Infetto di un virus terribile che si chiama omofobia o, per essere più precisa, omolesbobitransfobia, e che si diffonde grazie all'ignoranza e fa tante vittime: persone che vengono offese, bullizzate, violate, picchiate. E a volte uccise. Esisterebbe anche un vaccino contro l'omolesbobitransfobia, cioè un disegno di legge che, modificando gli articoli 604 e 605 del Codice Penale, aggiunge alle già presenti discriminazioni di natura etnica e religiosa anche quelle basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere. Speriamo che presto questa legge possa essere approvata, superando le difficoltà poste da coloro che erroneamente ritengono che esista una libertà di insultare e discriminare.

Ma, dicevo, dobbiamo parlare anche degli orribili titoli dei giornali, della cattiva stampa. Chi ha chiamato Ciro "la fidanzata" di Maria Paola, o l'ha chamata Cira. O chi ha scritto che Maria Paola aveva una relazione lesbica o che era omosessuale! Non ci sarebbe stato nulla di male eh, ma non era così perchè Ciro è un ragazzo. Sarebbe ora che chi si dichiara o è riconosciuto come giornalista imparasse ad usare un linguaggio rispettoso dell'identità di genere oltre che del sesso femminile.

Il mio invito è alle/agli insegnanti: parlatene in classe di queste tragedie, discutetene, spiegate alle ragazze e ai ragazzi quali terribili danni fanno l'ignoranza di ciò che non si conosce, la paura della diversità, gli stereotipi che vengono diffusi proprio per creare odio e discriminazione.

 

Donatella Caione, 13 settembre 2020

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