Coltivare e sostenere la motivazione durante l’estate: come fare?

In questo periodo di emergenza sanitaria tante cose sono cambiate per i nostri bambini.
La scuola, soprattutto, è cambiata molto in questi mesi in cui si è svolta a distanza, con insegnanti e compagni di classe visti solo attraverso lo schermo di un pc, ognuno collegato da casa propria.
Per alcuni, questa modalità è stata una grande scoperta inizialmente: scuola sì, ma comodamente da casa. I ragazzi più tecnologici hanno avuto la possibilità di sfruttare il pc, il tablet e il telefono non solo per i loro interessi, ma anche per le videolezioni e i compiti, rendendo le materie scolastiche più interessanti e facendo loro scoprire strumenti e programmi comodi che si riveleranno utili anche una volta tornati sui banchi. Per altri invece, questa nuova modalità, è stata fin da subito un grande ostacolo: alcuni bambini non amano le videochiamate, altri perdevano facilmente l’attenzione, altri ancora hanno perso la motivazione.
Questo articolo ha l’intento di soffermarsi proprio su questo tema: la motivazione, ovvero ciò che dà il via, dirige e mantiene i comportamenti mirati. Può essere quindi pensata come il motore che ci permette di muoverci verso alcuni obiettivi e come ogni motore, per fare in modo che questo funzioni, va curato e tenuto bene.
Sì, la scuola è finita e ora ci sarà un’estate in cui si spera nella ripresa anche e soprattutto dei legami sociali, ma, visto il lungo periodo di lontananza dalle strutture scolastiche, è importante tenere alta la motivazione dei bambini e dei ragazzi nei confronti della scuola e di tutte le attività in generale.
Ma come si fa a promuovere e a sostenere la motivazione?
Un primo passo può essere quello di trovare un obiettivo. Se si ha una meta è più facile sapere ciò che si vuole raggiungere. Per fare questo si può per esempio chiedere ai bambini e ai ragazzi il perché a scuola vengano insegnate alcune materie in modo da riflettere sull’importanza e sulla rilevanza di ciò che viene loro insegnato. Chiedere a uno studente: “Secondo te è importante la matematica? Se sì, perché? Se no, perché?”, promuoverà la riflessione e la scoperta di alcuni vantaggi che lo studio della matematica può portare. Con l’aiuto dell’adulto, i bambini possono scoprire i lati postivi dello studio di quelle materie che vengono reputate noiose o inutili. Inoltre, stimolando questo confronto, spesso anche gli adulti imparano a vedere determinate questioni sotto un nuovo punto di vista, ossia quello dei bambini.
Affinché un obiettivo venga raggiunto si dovrebbe capire l’importanza e la rilevanza che i bambini ripongono in quell’obiettivo. Si può infatti partire con gli obiettivi che si ritengono più urgenti o più importanti dato che, proprio perché più motivanti e stimolanti per il bambino, facilmente saranno quelli più raggiungibili. Chiedere quindi: “Quanto è importante per te questo obiettivo da 1 a 10?”, oppure: “Degli obiettivi che hai pensato, da quale vorresti partire?”, permette al bambino di crearsi nella mente una sorta di priorità rispetto alle idee che si è fatto e questo contribuirà al maggior coinvolgimento nel processo di apprendimento.
Quando si stabilisce un obiettivo specifico, raggiungibile e misurabile, è facile che esso, o parte di esso, venga raggiunto. Quando un bambino riesce a dimostrare di aver raggiunto un obiettivo che si era prefissato, il suo senso di competenza e di padronanza si rafforza. È importante quindi creare obiettivi adeguati all’età e alla persona, in modo che questi possano essere raggiunti così da potenziare quella sensazione che porta un bambino a pensare: “Ce l’ho fatta!”. I feedback dell’adulto in questa fase sono molto preziosi: sostenere il bambino che raggiunge il suo obiettivo con dei feedback specifici può aiutarlo a capire cosa esattamente gli è riuscito. Se per esempio l’obiettivo del bambino è riuscire a concludere un esercizio di matematica senza dimenticare i passaggi, è meglio utilizzare un feedback come: “Complimenti! Sei stato molto preciso nel seguire i passaggi dell’esercizio!”, piuttosto che un generico: “Bravo!”. Più le lodi sono chiare e specifiche, più è facile capire cosa ha davvero funzionato. È importante che il bambino possa ragionare su ciò che gli è riuscito e che possa riflettere su come ha fatto a raggiungere il suo obiettivo: lasciare tempo per questo tipo di riflessione aiuta infatti a imparare i propri punti di forza che potranno così essere ricordati e riutilizzati per le esperienze successive.
In seguito a esperienze di padronanza e di raggiungimento degli obiettivi che si sono stabiliti, il bambino svilupperà più sicurezza per fare esperienze in autonomia. La sensazione di riuscire da soli, permette di dare voce in capitolo ai bambini che potranno così sentirsi parte attiva nel loro percorso di apprendimento. Chiedere per esempio ai bambini come vorrebbero imparare o approfondire un determinato argomento (per esempio con l’utilizzo di video, di film o documentari, di libri specifici, ecc.), fornisce loro un senso di coinvolgimento e di partecipazione alle decisioni rispetto al loro modo di imparare.
Insomma, quando i bambini e i ragazzi si rendono consapevoli del perché e del come il loro modo di imparare può cambiare la loro stessa vita, aumentano di conseguenza il loro impegno e la loro motivazione, soprattutto dal momento che questa non sarà esterna e dettata da qualcun altro, ma intrinseca e dunque più efficace.

Dott.ssa Mirta Veniani
Associazione Psicologi VCO

Immagine di teriyaki_cheese, Instagram

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