A ciascuno il suo tempo

Oggi ho pensato che vorrei scrivere del tempo. Del tempo? Sì. In fin dei conti, spesso quando non si sa che cosa dire si inizia a parlare proprio di questo.
“Oggi è una bella giornata di sole!”, oppure “Il cielo è nuvoloso, potrebbe piovere” o ancora “Fa freddo oggi, vero?” e così via.
Ovviamente sto scherzando, non voglio certamente intrattenervi con conversazioni sul tempo meteorologico.
Perché oltre a questo tipo di tempo, legato alle condizioni atmosferiche, ne esistono altri.

C'è il tempo cronologico per esempio, misurabile con diversi strumenti, tra cui orologi, clessidre, calendari... che ci permettono di conoscere e di toccare con mano lo scorrere del tempo stesso.
C'è il tempo nella musica, che indica se un brano musicale è lento, lentissimo, veloce o velocissimo.
Esiste poi un tempo interno, che ciascuno sente dentro di sé e che può cambiare secondo il temperamento, l'umore, il momento della giornata o il periodo dell'anno.
Ecco, oggi vorrei parlare di questo tipo di tempo.

C'è una frase, scritta all'interno di un libro che tratta di un metodo musicale, e che recita così: “Il mio tempo non è il tuo, se vuoi entrare e imparare devi saper aspettare” (da “Ritmìa, musicisti per gioco – una pratica educativa per l'infanzia” di S. Simonazzi. ed. Vicolo del Pavone, p. 121).

Credo che queste parole esprimano già da sole ciò che intendo dire.
Quante volte è successo di trovarsi in compagnia di qualcuno e di dovergli dire “Dai, sbrigati!” o al contrario “Aspettami, vai troppo veloce!”.

Questo significa che mentre per qualcuno di noi il tempo corre veloce, come quando ci si lascia andare con la bicicletta giù per una discesa, per altri il tempo sembra procedere lento come una tartaruga.
Ne avevamo già parlato un po' nell'articolo dedicato all'attesa e alla difficoltà di portare pazienza.

Ci sono momenti che sembrano non passare mai, come quando ci si annoia o siamo impegnati in un compito che non ci piace, e altri che invece volano via in un attimo, soprattutto quando ci si diverte e vorremmo continuare a fare una determinata cosa.
Un famoso filosofo francese, che si chiama Henri Bergson, sosteneva che lo scorrere del tempo secondo la nostra mente, è definito dalla qualità che noi diamo a quel tempo, e alle emozioni che viviamo.

Ciò significa che non c'è un modo giusto e uno sbagliato per vivere, percepire, e far conoscere agli altri il nostro tempo. Ci sono persone che vanno naturalmente di corsa, e altre che procedono con più tranquillità, c'è chi vive i momenti di attesa come infiniti e chi invece prende ogni situazione con calma.
Ma com'è il nostro tempo?
Siamo sempre di fretta o siamo tipi tranquilli?
Sediamoci comodi. Chiudiamo gli occhi per qualche secondo e ascoltiamo il nostro respiro. Possiamo mettere una mano sulla pancia e una sul cuore per sentire se il nostro battito è accelerato o rilassato.
Questo semplice esercizio ci permette di diventare più consapevoli di noi stessi. Se non siamo neppure riusciti a sederci e a chiudere gli occhi, possiamo già facilmente arrivare a una conclusione.
Che cosa fare quindi?

Come ho scritto poco fa, non c'è un modo giusto e uno sbagliato di vivere il tempo, ma ci sono delle situazioni che richiedono da parte nostra un'attenzione in più.
Se di solito andiamo molto di corsa, rischiando di ingarbugliarci nei nostri stessi piedi, può essere d'aiuto fermarsi un momento e fare un respiro profondo.
Se siamo persone fin troppo calme e per finire un compito a casa ci serve tantissimo tempo, possiamo provare a darci un limite. Se di solito ci serve un'ora, proviamo a svolgere lo stesso compito in cinquanta minuti, e la volta dopo in quarantacinque. Se non si riesce al primo tentativo, pazienza, ma vale la pena provare.

Qualcuno di voi conosce altre strategie interessanti?
Comunque, al di là di tutto, penso sia sempre bene ricordarci che per fortuna non siamo tutti uguali. Lepri e tartarughe possono vivere in armonia, perché ciascuno ha il suo tempo, un tempo che va accolto e rispettato.

Elisa Vincenzi

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