Buongiorno parole spente!

Buongiorno parole spente!

In questi giorni su fb, grazie alla proposta del Prof. Parodi di censimento delle scuole che non assegnano compiti a casa ai bambini, è nata una bellissima discussione con argomentazioni, a mio parere di alto livello, sulla scuola primaria e sull'insegnamento. Il problema che vorrei affrontare qui sul sito, se vi va di discutere ancora, è come riaccendere a 15/16/17 anni quei fuochi che sono stati spenti fin da bambini. Ieri invitavo a passare una mattinata in una scuola superiore per toccare con mano, sentire sulla pelle e percepire con ogni senso il disagio profondo di chi dalla scuola è statAscoltare le loro parole taglienti o i loro silenzi ancor più taglienti per rendersi conto che c'è qualcosa che non va o non è andato nel loro percorso scolastico, che non funziona e non ha funzionato come avrebbe dovuto. Lasciamo perdere gli errori che possono essere stati fatti prima, non puntiamo il dito su nessuno, non è questo lo scopo. Il punto è, piuttosto, come riaccendere quei fuochi spenti? Come ridare, in piena adolescenza e ribellione verso l'adulto, la fiducia ma soprattutto la voglia di ricominciare a prendere in mano il proprio futuro, magari studiando e raggiungendo quel minimo di competenze che ti sono richieste per portarti a casa un diploma, o una qualifica?

Commenti

  •  Nelle discussioni con mio figlio, ormai all'ultimo anno del liceo, questo tema affiora da anni ad intervalli regolari. Come mamma ho visto  scemare il suo interesse, e dunque il suo rendimento, nel tempo. La finalità che induce il ragazzo a studiare non può e non deve essere il voto! Come educatrice ( nella scuola dell'infanzia ) cerco di fare in modo che i bambini si divertano, per quanto sia possibile, a fare ciò che fanno, o che ne capiscano l'utilità e l'importanza. Osservando e ascoltando mio figlio e i suoi amici, credo che molto dipenda dall'insegnante che dovrebbe trovare la propria strategia, per comunicare agli allievi l'amore per la materia che insegna. Ciao Echino

 

Sono d'accordo con te, la finalità non dovrebbe essere il voto, ma alla fine è con quello che devono fare i conti i ragazzi. Mannaggia! E ancora troppi insegnanti usano il voto come arma, fregandosene di ciò che trasmettono. Alcuni tra loro non amano affatto né la materia che insegnano, né il proprio lavoro, figuriamoci se possono amare quei ragazzini che li sfidano e che hanno capito fin troppo bene l'inutilità di ascoltare questa gente.

  •  Nelle discussioni con mio figlio, ormai all'ultimo anno del liceo, questo tema affiora da anni ad intervalli regolari. Come mamma ho visto  scemare il suo interesse, e dunque il suo rendimento, nel tempo. La finalità che induce il ragazzo a studiare non può e non deve essere il voto! Come educatrice ( nella scuola dell'infanzia ) cerco di fare in modo che i bambini si divertano, per quanto sia possibile, a fare ciò che fanno, o che ne capiscano l'utilità e l'importanza. Osservando e ascoltando mio figlio e i suoi amici, credo che molto dipenda dall'insegnante che dovrebbe trovare la propria strategia, per comunicare agli allievi l'amore per la materia che insegna. Ciao Echino

 

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