Anna Frank, la nostra amica

Il 27 gennaio è stata istituita, dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, la Giornata della Memoria per ricordare le vittime dell'Olocausto. Il motivo per cui è stato scelto proprio questo giorno è perché il 27 gennaio del 1945 le truppe dell'Armata Rossa hanno varcato i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz, in Polonia, liberando le persone che vi erano detenute e che erano sopravvissute allo sterminio.

La scorsa settimana, nelle scuole italiane, si è parlato spesso di Shoah e si sono raccontate storie toccanti, per ricordare e per non dimenticare. Per lungo tempo è stato faticoso riportare e accettare di parlare del grande dolore di milioni di persone (6 milioni gli ebrei, ma non furono i soli a morire). Oltre a loro anche zingari, omosessuali, disabili, IMI (internati militari italiani), prigionieri politici e di guerra.

Sentivo ieri in tv che persino Primo Levi, forse la voce e la scrittura più autorevole come testimonianza, faticò molto a vedere pubblicato il suo libro Se questo è un uomo. Diceva anche, il giornalista Pierluigi Battista, intervistato da Massimo Gramellini nella trasmissione Le parole della settimana, che fu Il diario di Anna Frank in qualche modo a segnare un punto di svolta a cavallo tra gli anni '50 e '60 con il suo adattamento in opera teatrale e poi in film.

Ed è proprio di lei, Anna, che oggi vi vorrei parlare. Non vi racconterò la sua storia, spero che quella abbiate voglia di leggerla, direttamente dalle sue parole. Potete trovare in qualsiasi libreria o biblioteca il suo diario, nelle varie versioni e anche riadattamenti che preferite. Vi dirò invece perché è bello leggerla e cosa ho trovato io in mezzo a quelle righe che mi hanno particolarmente colpito.

Anna è una ragazzina adolescente e in quanto tale molto vicina ai suoi lettori e lettrici. La sua testimonianza è stata e continua ad essere un punto fermo e importante per capire ciò che ha vissuto il popolo ebraico nella II Guerra Mondiale. Ma al di là di questa nobile causa, credo sia bello per i giovani l'incontro con una ragazzina così arguta, in perenne conflitto con la madre, in particolare, e con gli adulti che vogliono in qualche modo interferire con la sua crescita. Le sue parole sono toccanti in alcune pagine, ma anche divertenti, profonde. Lei, ragazzina, alle prese con la scoperta della sessualità, dell'amore e della vita, prigioniera di una soffitta che la protegge ma al contempo le tarpa le ali. Quelle ali così forti che, malgrado la sorte, la spingono a sognare di diventare una scrittrice, cosa che ha fatto, a dispetto di tutto e di tutti e grazie a suo padre, per lei figura autorevole e punto di riferimento. Ali che hanno resistito a tante prove e che si sono spezzate dentro il campo di concentramento di Bergen Belsen poche settimane prima della sua liberazione.

Anna che in Kitty ha trovato un'amica e quella Kitty siamo tutte noi e tutti noi che la leggiamo, l'amiamo e la teniamo nel cuore, come si fa con le amiche più care, quelle speciali.