NON FACCIO I COMPITI E VINCO UN PREMIO. (Tiziano Babila)

Ciao,

sono Tiziano e ho 8 anni. Durante le mie vacanze amo fare quello che di solito nei mesi invernali non posso fare. Quest’anno poi la mia mamma ha deciso di non acquistare il libro delle vacanze perché è convinta che durante l’estate bisogna solo divertirsi e dice “magari anche annoiarsi”. Mi sembra un po’ strana questa decisione però io non oso replicare… in fondo è come se mi avesse letto nel pensiero.

Da quando sono in vacanza, ormai è quasi un mese, vado spesso al mare con la mia famiglia. Dovete sapere che io vivo in un posto bellissimo che si chiama Salento. La mamma mi ha spiegato che le nostre coste sono bagnate da due mari: l’Adriatico e lo Ionio. Così a seconda del vento noi decidiamo dove andare. Questo mi diverte tantissimo perché la mattina quando facciamo colazione sotto il grande albero di fico che abbiamo in giardino, papà guarda il cielo e poi osserva le grandi foglie per vedere se il vento soffia troppo forte oppure no. Se le foglie si agitano molto allora vuol dire che è tramontana, quindi la destinazione è lo Ionio.

E poi non c’è mattina che lui dica: “Preparati Tiziano che fra poco dobbiamo raccogliere i fichi e farli seccare per quest’inverno!”. E io faccio i salti dalla gioia perché significa che insieme dobbiamo costruire un oggetto bellissimo che assomiglia a uno xilofono ma che nel nostro dialetto si chiama “cannizzu”. Provo a spiegarvelo… si uniscono piccole bacchette di canne dove si appoggiano i fichi aperti a metà e si lasciano seccare al sole per poi aggiungere delle mandorle e conservarli in un barattolo di vetro con dentro le foglie di alloro che sono profumatissime. Bisogna averne cura. Me lo dice sempre papà che prima di andare a lavoro mi ricorda: “Mi raccomando Tiziano, di tanto in tanto sposta lu cannizzu dall’ombra e rincorri il sole”. Mi sembra una frase così poetica che non posso tradire quell’aspettativa di papà e allora mi metto a dondolare sull’amaca che ha i colori della pace e mi diverto a imitare le lucertole che stanno immobili al sole ma dopo un po’ la mamma mi dice di rinfrescarmi all’ombra.

E io so che da un momento all’altro lei sta per arrivare insieme a mia sorella con un vassoio dove ha preparato della menta fresca oppure del latte di mandorla e in una coppa ha tagliato a dadoni l’anguria aggiungendo qualche pallina di gelato. Nausica ha 4 anni ma fra pochi giorni ne compirà 5 (le stiamo preparando una mega festa in masseria!!!) indossa spesso il vestito della Dottoressa Peluche (che mamma e papà le hanno comprato per Carnevale perché lei di principessa proprio non voleva travestirsi… e come contraddirla!) e dice che deve curare tutti i suoi amichetti, per cui io fingo di avere qualche malore e accetto la sua medicina che molto spesso combacia con qualche squisitezza che ha preparato insieme alla mamma.

Allora ci sediamo tutti e tre nella casetta di legno che mi ha regalato zia Gloria, l’amica del cuore della mamma. La mamma fa sempre un po’ di fatica ad entrarci e mentre lei non sa come organizzarsi noi ridiamo a crepapelle perché ci chiama “lillipuziani” e questa parola ci fa ridere tantissimo.

Adesso vado c’è Nausica che mi aspetta. Abbiamo una missione da compiere. I nonni ci hanno invitato, andremo a piedi (la mamma dice che fa troppo caldo in auto), e adoriamo fare il tragitto perché incontriamo tante persone che salutano la mamma e lei usa parole strane. Per esempio quando vede le signore anziane le dice “Buongiorno a ssignuria” e loro ci sorridono, ci chiedono il nostro nome, quanti anni abbiamo e farneticano qualcosa che poi la mamma ci traduce e a quanto pare si tratta di una sorta di benedizione. Per esempio ci augurano un futuro felice.

Bellissimo è quando passa davanti a noi il fruttivendolo ambulante che a bordo di un’Ape invita la gente ad uscire da casa per comprare i suoi frutti tutti elencati con il suo vocione che rimbomba dal megafono. E la cosa divertente che i frutti cambiano nome (per esempio ciliegie diventano cerase, oppure anguria diventa sargeniscu e via dicendo). Io comunque ho notato che diverso non è solo il nome, ma anche il sapore di questi frutti. Se per esempio la mamma li ha presi dal centro commerciale non hanno lo stesso sapore di quelli del fruttivendolo.

Ma questo è un altro discorso, vado a rincorrere il sole e mi preparo a fare l’esploratore.

 

Ps: dimenticavo di dirvi che durante questi giorni d’estate ho imparato a salutare in senegalese e pachistano. È tutto merito dei venditori ambulanti che incontriamo in spiaggia. Con loro facciamo chiacchierate lunghissime di fronte ad un tramonto mozzafiato.

Tiziano  

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