Manifestazione 20.01 Domodossola c'è!

Tante persone, venerdì 23 giugno alle 20.01, hanno riempito la piazza antistante il municipio di Domodossola, chi dice trecento, chi quattrocento, poco importano i numeri, quel che conta è la motivazione e la spinta che ha generato questo incontro. Ne abbiamo già parlato in un precedente articolo, ma ci piace sottolineare ancora alcuni punti. La manifestazione di ieri sera è partita dal gruppo whatsApp di alcuni giovani ossolani, che nel corso di quest'ultima settimana sono stati accusati di tutto e persino minacciati. L'accusa più interessante, a detta loro, è di essere degli universitari, come se il fatto di studiare e ragionare con la propria testa, ascoltando la propria coscienza, fosse un demerito in questa società balenga, anziché un merito. Dall'altra parte, ahinoi, c'è chi scrive sulle strade della città "Gazzie al nostro sindaco" e questo la dice lunga, o no? Si legge sul retro dei fogli con la scritta Not in my name distribuiti dai giovani alle persone presenti: "Imbarazzo. E' questo che abbiamo provato noi giovani ossolani quando, ascoltando le notizie del TG5 di giovedì 15 giugno, abbiamo sentito il sindaco di Domodossola dipingere la nostra città come un posto pericoloso, xenofobo e razzista. Eppure di solito è bello, per noi, gente di provincia, sentire il nome del proprio paese salire alla ribalta nazionale. Ma questa volta no. Questa volta è triste. Una città che ha scritto pagine di storia, che è famosa in Italia e nel mondo per i valori partigiani di libertà, uguaglianza e giustizia, non merita di essere svilita a tal punto. Non merita di passare agli onori della cronaca per un inutile, incostituzionale coprifuoco, trovata pubblicitaria di un sindaco che ha dimenticato cosa significhi portare quella fascia, intrisa di storia, sulla propria spalla." Ed è così che centinaia di persone, dopo una giornata lavorativa e una settimana con temperature africane - qui al Nord sono davvero eccezionali e paiono pure una beffa di questi tempi in cui si vorrebbe rispedire al mittente tutto ciò che dall'Africa proviene - sono scese in piazza, e non lo hanno fatto per chi sa quali astrusi motivi, ma semplicemente perché era giusto e doveroso esserci. E tra quella folla, variegata e colorata, composta da persone anziane, uomini e donne, famiglie con bambini e bambine, è stato bello vedere l'emozione e la commozione dei ragazzi e delle ragazze profughe, ospiti della nostra città, quasi increduli di essere, loro malgrado, protagonisti. Sono qui in cerca di un futuro, quello stesso futuro che per molti di noi è scontato, fin quasi alla noia. Li guardi in volto, vedi i loro occhi e ti rendi conto che, molti fra loro, sono poco più che ragazzini. Sulle note di Imagine, di John Lennon e Yoko Ono, i cartelli dicevano: Not in my name! Non alimentate l'odio nel nostro nome, non fate crescere la paura nel nostro nome, non vogliamo essere complici e nemmeno assistere passivi alla negazione dei diritti di qualsivoglia natura perché la libertà, donataci dai nostri nonni, va difesa e protetta da ogni razzismo o populismo.

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