Il gay pride raccontato da Aisha.

Pensate ad una strada e riempitela di persone. Immaginate alcune di queste passare quasi inosservate tra la moltitudine di individui che si scontrano e si accavallano. Altre invece guardatele mentre sfoggiano parrucche, cappelli e vestiti sgargianti pieni di brillanti, che scintillano sotto il sole cocente delle 15:00 in una Milano più calda che mai.

Ora mettiamo che questa folla colorata sia pure rumorosa, anzi rumorosissima: da ogni angolo potete sentire uno schiamazzo, un gridolino, una canzone sussurrata e una sparata a massimo volume dagli altoparlanti di qualche carro. Guardando questa schiera potete riconoscere i capelli brizzolati e gli occhi scavati di qualche uomo adulto, che abile si muove tra la folla impenetrabile e fiero sventola una bandiera, con quella sicurezza acquisita dopo aver marciato per anni con i suoi amici. Dietro di lui si fanno strada i volti di giovani ragazzi, colorati da una dolce insicurezza, scaturita dall’emozione e dalle continue sorprese che quella folla ha in serbo per loro. Fieri e baldanzosi seguono gli esperti della folla, seguiti dall’eco delle loro risate: questi sono giovani abbastanza per essere l’anima della marcia, ma sufficientemente vecchi per sapere come muoversi. E poi immaginatevi famiglie, bambini piccoli e piccolissimi, uomini, donne e anche qualche cagnolino con il padrone.

Il 24 giugno a Milano c’erano all’incirca 30 gradi ma questo non ha fermato quasi 200 mila persone a scendere nelle strade e marciare insieme, non solo per difendere i loro diritti, ma anche per difendere quelli di qualcun altro.

La “Gay Pride Parade” è la marcia “ dell’orgoglio gay”, non un modo di celebrare gli omosessuali, bensì di celebrare gli esseri umani e il loro diritto di vivere e di amare senza subire persecuzioni. Il “Gay Pride” serve a valorizzare tutti gli uomini, e a far accettare che in questo mondo non possiamo essere tutti uguali perché le diversità sono la nostra forza, non il nostro problema. Allo stesso tempo dimostra che queste differenze non sono così profonde come pensiamo, perché dietro a tutte le etichette che ogni giorno ci affibbiamo, siamo umani, e l’amore che ci caratterizza è universale e non conosce barriere.

Partecipare al “Gay Pride” significa marciare per l’uguaglianza, per la libertà e per l’accettazione. Significa non arrendersi finché tutti gli uomini avranno gli stessi diritti e potranno amarsi, con l’appoggio dello stato, e creare una famiglia. Ecco perché credo che sia importante partecipare a questa marcia, ed ecco perché io stessa ci sono andata.

randomness