Il discorso di addio del Presidente Obama

"Yes we can!" (sì, noi possiamo!) è finito così il discorso di addio del primo presidente afroamericano degli Stati Uniti d'America, Barak Obama, con le stesse parole con le quali è cominciata, otto anni fa la sua grande avventura alla Casa Bianca. Ventimila persone lo hanno ascoltato, a Chicago, al McCormick Place, il centro congressi dove, nel 2012 Obama celebrò la sua vittoria su Mitt Romney, nella stessa città che ascoltò il suo motto già nel 2008, quando l'elezione di questo presidente aveva acceso le speranze di un'America migliore, inclusiva verso tutte le minoranze.

Certamente qualcosa è stato fatto in questi anni di presidenza e Obama rivendica nel suo discorso i suoi successi: dalla riforma della sanità, all'apertura a Cuba, all'eliminazione di Osama Bin Laden al matrimonio gay e all'attenzione per le politiche ambientali, ma non nasconde che ci sono ancora molti problemi da risolvere, in primis le disuguaglianze che sembrano aumentare anziché diminuire. Il Presidente esorta i cittadini americani a credere in loro stessi e nelle proprie capacità perché è solo così che si può cambiare un Paese, con l'impegno civile e non restando seduti in poltrona a criticare chi è stato eletto, ma domandandoci che ruolo abbiamo avuto nel lasciarlo eleggere. Poi si commuove quando ringrazia Michelle, la first lady, per essere stata non solo sua moglie e la madre delle sue figlie, ma anche la sua migliore amica.

E forse è bello per noi bambini e bambine sapere che anche l'uomo alla guida di uno dei Paesi più potenti del mondo, in fondo, ha bisogno di un'amica che lo ascolti, che raccolga le sue paure e le sue gioie, le sue vittorie e le lacrime. Forse avrebbe potuto fare di più Obama, ma crediamo che a molti mancherà questo presidente, la sua eleganza, i suoi bei modi, un sorriso sincero e rassicurante.